martedì 18 marzo 2008


E' ON LINE IL NUOVO SITO DEL PD DI SARONNO

http://www.pdsaronno.it/

domenica 9 marzo 2008

domenica 2 marzo 2008

GIOVANI, 51 milioni DI € PER "LIBERARNE" LA CREATIVITA'

Ammonta a quasi 51 milioni di euro il finanziamento messo a disposizione da Regione Lombardia e dal Ministero per le Politiche giovanili e le Attività sportive attraverso un Accordo Quadro di Programma (Aqp) presentato ieri dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, dal ministro Giovanna Melandri e dall'assessore ai Giovani, Sport e Turismo, Pier Gianni Prosperini."Un Accordo di grande portata e sostenuto da un importante sostegno finanziario - lo ha definito Formigoni - che ha come scopo quello di rendere protagonisti i nostri giovani. Un Accordo che è stato reso possibile dall'ottima collaborazione tra la Regione e il Ministero, e che dimostra come sia possibile realizzare politiche innovative valorizzando al meglio la 'materia prima' più importante per il futuro del nostro Paese".L'Accordo intende infatti finanziare progetti con tre obiettivi fondamentali:- sviluppare la creatività e l'imprenditorialità dei giovani (in particolare promuovendo forme e luoghi di partecipazione positiva attraverso la realizzazione di spazi e progetti destinati all'espressione della creatività, lo sviluppo di abilità e talenti dei giovani);- sviluppare l'autonomia e la responsabilità dei giovani attraverso l'aumento delle opportunità di transizione alla vita adulta (interventi di orientamento studio/lavoro, trasmissione del patrimonio socio-economico locale attraverso forme innovative di trasmissione delle eccellenze che connotano il territorio regionale, interventi di counselling e sostegno al giovane e alla famiglia);- sviluppare le "competenze alla vita" apprese in ambiti complementari ai sistemi educativi e formativi tradizionali."E' questo il caso della promozione della pratica sportiva e di tutti quei valori educativi connessi allo sport - come ha ricordato l'assessore Prosperini -. Con questo Accordo non facciamo politiche del disagio, ma politiche di iniziazione alla capacità dei giovani di dimostrare il loro valore".Soddisfazione è stata espressa anche dal ministro Melandri, che ha sottolineato come non si tratti di assistenzialismo né di paternalismo, "ma di vere politiche di rafforzamento delle capacità progettuali delle giovani generazioni".Il costo complessivo dell'Accordo, 50.940.000 euro, è sostenuto per metà dal Ministero e per metà dal sistema lombardo. Il Ministero stanzia 25.470.000 euro (Fondo Nazionale Politiche Giovanili Legge 248/2006 - D.M. 21 giugno 2007); Regione Lombardia mette a disposizione 10 milioni di risorse proprie, mentre gli altri 15.470.000 euro arriveranno dal cofinanziamento dei progetti da parte di altri enti pubblici o privati.UN PRIMO BANDO DA 8 MILIONI Una prima iniziativa di attuazione dei principi e delle finalità di questo accordo è la realizzazione degli interventi che verranno individuati attraverso un bando pubblico, già pubblicato in questi giorni, voluto dalla Regione per selezionare le proposte più innovative in questo campo. Proposte che dovranno valorizzare, promuovere e supportare il passaggio alla vita adulta dei giovani. Tutto ciò anche attraverso la messa in rete delle iniziative più meritevoli sviluppate in Lombardia e la sperimentazione di azioni innovative con la partecipazione dei giovani stessi.Le proposte, che devono riguardare interventi rivolti ai giovani di età compresa fra i 14 i 30 anni, devono essere presentate in partenariato da soggetti pubblici e privati senza scopo di lucro e con finalità di utilità sociale, culturale o sportiva che operano a favore dei giovani. La presentazione deve essere fatta attraverso un capofila che si fa garante dell'effettiva operatività del progetto. Possono aderire altri soggetti in qualità di sostenitori.La dotazione finanziaria a disposizione è di 8.065.000 euro. Ciascun progetto potrà essere cofinanziato al massimo per il 60% del suo costo totale, che dovrà essere compreso tra 500.000 euro e 2.000.000 di euro.Le domande dovranno essere redatte utilizzando esclusivamente la modulistica disponibile sul sito www.regione.lombardia.it e www.giovani.regione.lombardia.it ed inviate in busta chiusa a: Regione Lombardia. Direzione generale Giovani, Sport e Turismo. Unità Organizzativa Politiche Giovani. Via Rosellini, 17 20124 Miliano. Dovranno pervenire a partire dal 23 febbraio fino al prossimo 22 aprile (il decreto sarà pubblicato sul BURL n. 8 - 3° Supplemento Straordinario del 22 febbraio 2008).L'Accordo Regione-Ministero prevede inoltre la possibilità di definire altre iniziative ed interventi che potranno essere realizzati o con la regia regionale o attraverso gli strumenti della programmazione negoziata, purché siano in coerenza con gli obiettivi generali e specifici dell'Accordo stesso e con le rispettive priorità programmatiche dei sottoscrittori.
(Fonte Regione Lombardia).

Coordinatore FORUM GIOVANI

Giuseppe Calderazzo

domenica 24 febbraio 2008

FORUM PER LO SVILUPPO DELLA COMUNITA’ GIOVANILE: PARTECIPARE PER COSTRUIRE

La politica deve cambiare. Da troppo tempo ormai non risponde più ai bisogni dei cittadini, non ne risolve più i problemi. Gli Italiani stessi devono cambiare, contaminando positivamente la vita pubblica, riappropriandosi degli spazi che si stanno aprendo tra le crepe sempre più larghe del sistema dei partiti, trasformando la sterile scorciatoia rappresentata dall’anti-politica in voglia di buona politica. Il Partito Democratico è nato per cambiare lo status quo, per offrire alla partecipazione spazi aperti e non crepe, per ridare alla democrazia quel significato alto e nobile, che merita, di condivisione delle scelte, di rispetto e ricerca continua del bene comune superiore all’interesse privato. Chiameremo i giovani di Saronno a costruire con noi le scelte politiche che li riguarderanno, perché li riteniamo risorse non problemi come sempre invece, nei fatti, vengono visti da una politica miope, che da decenni se ne occupa solo in un’ottica di prevenzione del disagio e di contenimento del malessere. Alle politiche positive, spesso limitate al puro intrattenimento o poco più, i comuni italiani dedicano in media lo 0,24% delle spese correnti. Temi deboli e risorse insignificanti è la spirale insopportabile che intendiamo spezzare.
Il 28 Marzo 2008 apriremo un cantiere, forniremo strumenti e opportunità in grado di accompagnare i giovani saronnesi lungo un percorso di progettazione sostenibile, partecipata, destinata a costruire il progresso del futuro politico, sociale e professionale della città. All’inaugurazione del nostro cantiere interverranno due ragazzi d’eccezione, due giovani esperti, Giovanni Campagnoli e Nadia Trabucchi di Vedogiovane, cooperativa sociale di Animazione socio-culturale di Borgomanero (NO).
Il Partito Democratico sta compiendo un grandissimo sforzo di rinnovamento e apertura, ai giovani di Saronno chiediamo di accordarci la loro fiducia, di partecipare a costruire le politiche giovanili che il PD inserirà nel programma per le elezioni comunali della primavera del 2009.
Qui troverete cittadini attivi, non politici.

Christian Cortesi
FORUM SVILUPPO TEMATICHE GIOVANILI


Per informazioni: Tel.: 347.0347011
E-Mail: pdsaronno@gmail.com
Blog: http://pdsaronno.blogspot.com/
SMS al Nr.: 331.1084730

martedì 19 febbraio 2008

UNA SOCIETA' ADULTOCENTRICA

Mai come oggi si può dire di vivere in una società “adultocentrica” che tende ad escludere categorie “non ancora e non più” adulte e quindi non ancora o non più produttive, in un contesto dove non vale più il precedente patto tra generazioni tipico della “società fordista”, ma sembra non essere ancora periodo di stipularne uno nuovo. Società che, come visto, sembra cerchi di ritardare sempre più i momenti di ingresso nei giovani nella vita adulta e quelli del prendersi carico delle prime responsabilità, società che sembra abbia abdicato al ruolo normativo ed educativo e che, se e quando lo fa, si preoccupa dei giovani, in vista di ciò che potranno divenire in futuro e non rispetto a ciò che già oggi sono, cioè da una parte dei sensori privilegiati rispetto ai problemi dei vari contesti sociali e dall'altra anche dei possibili “indicatori” di soluzione degli stessi. Oltre ad essere cittadini dell’oggi e non già di un domani. Nel senso che spesso si dice che bisogna investire sui giovani perché “saranno i cittadini del futuro”. Questa frase però ha in sé un elemento di ambiguità, cioè l’uso del futuro (saranno): infatti spesso non si riconosce che i giovani sono già da ora delle persone e dei “cittadini” con sensibilità, bisogni, istanze ben precise delle quali le istituzioni dovrebbero farsi carico. Quindi esserci oggi e non rinviare ad un domani o comunque investire sui giovani in vista di quel che diventeranno e non di quello che sono. Infatti anche questa seconda logica potrebbe essere fuorviante: si pensi ad esempio al sistema formativo progettato con logiche di questo tipo senza tenere conto di aspirazioni e desideri degli interessati, ma in vista esclusivamente di quel che dovranno diventare. Mentre il grado di civiltà e di “profezia” di un Paese si misura comunque sulla voglia di futuro e sulle responsabilità verso le nuove generazioni. E questo vale ancora di più oggi, quando si scopre che l’Italia è una società sempre più adulta ed anziana (primo paese al mondo per grado di invecchiamento, avendo superato anche il Giappone), in rapido cambiamento anche culturale (si pensi ai paradigmi valoriali o del lavoro), in cui vi è una complessiva carenza di prospettive nel contesto politico sociale generale. E questo genera per i giovani una fatica in più nel costruire la propria identità personale e sociale, vista anche la difficoltà presente in molti contesti a costruire relazioni sociali significative e alla limitata resistenza dei giovani a stare in situazioni di conflitto e di privazioni

Coordinatore Forum Sviluppo Tematiche Giovanili
Giuseppe Calderazzo

mercoledì 13 febbraio 2008

ELETTO IL PORTAVOCE

Pietro Insinnamo, 35 anni, è il nuovo portavoce del PD di Saronno; Sara Drago (29) la neo-Presidente del Coordinamento cittadino.
Entrambe le nomine, votate Mercoledì sera (13/2) in Via P.Micca dalla quasi unanimità dell’organo direttivo saronnese, rappresentano un passo ulteriore nel cammino di cambiamento della politica intrapreso dal Partito Democratico.
Un forte segnale di novità, in primo luogo nei contenuti e nelle persone, questo il criterio alla base dell’elezione dei due giovani come sottolineato nei numerosi interventi dei membri del Coordinamento, ed in particolare anche dal consigliere regionale del PD Stefano Tosi presente all’assemblea.
Pietro Insinnamo conferma tale chiave di lettura, e nelle prime dichiarazioni in veste di Portavoce garantisce che indirizzerà il suo impegno per un partito concreto, concentrato sui problemi reali della città, capace di accogliere e valorizzare ogni risorsa in termini di partecipazione, e di avviare un percorso di lavoro traducibile in future azioni amministrative per Saronno.
A breve, con la nomina del tesoriere, la fase costituente cittadina del PD potrà dirsi completa, a quel punto tutte le energie del partito saranno dedicate al dialogo con la cittadinanza e con tutte quelle realtà sociali, economiche, produttive, presenti sul territorio e considerate interlocutori indispensabili in un’ottica di efficacia dell’azione politica e di aggancio concreto alla realtà locale.
Protagonisti di questa apertura del PD alla città saranno i Forum tematici, che presto presenteranno nuove iniziative dopo quella che lo scorso 8 Febbraio, alla Sala del Bovindo di Villa Gianetti, ha visto il Forum Economia del PD dialogare proficuamente con i rappresentanti provinciali di artigiani, commercianti e imprenditori sulle prospettive di sviluppo del territorio saronnese.

VELTRONI:YES WE CAN/POSSIAMO FARCELA

Il nostro è un gesto che non ha precedenti nella politica italiana”. Walter Veltroni non usa mezze parole per sottolineare l’importanza della scelta del Partito democratico di correre da solo alle prossime elezioni politiche, in programma domenica 13 e lunedì 14 aprile. “Una scelta coraggiosa, una sfida difficile”. Sfida che il centrodestra sembra voler cogliere, ma alla quale, secondo il segretario del Pd, fornisce delle risposte inadeguate. Sfida che ha portato a quella che Dario Franceschini, vicesegretario del PD, ha definito “una separazione consensuale” con la sinistra radicale, ma che non ha creato frizioni con gli alleati di ieri.A Roma per la presentazione del nuovo portale del Partito democratico, il segretario mostra l’ottimismo di chi sa di potercela fare, e la tranquillità di chi sa di aver fatto la cosa giusta. “Si può fare”, non a caso, è lo slogan coniato per dare il via alla campagna elettorale. Una competizione che si annuncia intensa come non mai, da basarsi soprattutto sui contenuti. E’ per questo che Veltroni ribadisce di voler intraprendere un viaggio che lo porterà a toccare tutte e 110 le province italiane. Prima tappa Pescara, la mattina del prossimo 17 febbraio, il giorno dopo l’Assemblea Costituente convocata per ufficializzare il programma di governo da promuovere durante la campagna elettorale. Il viaggio avrà come prologo l’appuntamento fissato per domenica a Spello, in Umbria, nel cuore del Paese. Qui il segretario del Pd pronuncerà il “Discorso per l’Italia”. Un discorso volto a trasmettere a tutti i cittadini l’ottimismo del “si può fare”, la speranza in un futuro politico migliore, la fiducia in una vittoria del nuovo, che sovverta i pronostici delle prossime elezioni. “Sarà come Davide contro Golia – dice Veltroni – come giocare diciotto contro uno. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tanti italiani che si mettono in movimento, che vogliono scommettere su un nuovo tipo di politica, fatta in modo diverso”. E’ proprio questo fattore di novità che sta contraddistinguendo l’attuale momento politico. Questo è il tesoro sul quale il Partito democratico può contare. “Nulla è pregiudizialmente definito – spiega Veltroni – quello che accade oggi è il risultato dello scossone che sta caratterizzando la vita politica italiana - dato da un solo grande protagonista - Si sente intorno a questo nuovo partito un clima diverso. Dalla mia partecipazione a Matrix poche sere fa sono arrivate centinaia di lettere ed e-mail di persone che vogliono partecipare alla camapagna elettorale” sottolinea il sindaco di Roma. “Noi porteremo avanti la nostra idea di Italia. L’Italia della speranza e non della contrapposizione”. La nascita del Pd, a giudicare dai numeri, sembra aver cominciato a creare questi sentimenti tra i cittadini. In Lombardia hanno ritirato l’attestato di partecipazione alle primarie oltre 120mila persone, più del doppio di quelli che erano gli iscritti di Ds e Margherita, circa 55.000. “Avanti di questo passo – sottolinea Veltroni – entro pochi mesi potremo contare sull’apporto di almeno 1 milione e 200mila cittadini”.Cifre importanti, soprattutto considerando la parabola discendente che ha contraddistinto negli ultimi anni il rapporto tra politica e partecipazione. D’altronde, dice il segretario del Pd, “noi ci rivolgiamo sia agli elettori del centrodestra scontenti di un vecchio modo di fare politica, sia a chi, a sinistra, ha voglia di tornare ad impegnarsi”. Centrodestra e sinistra. Due capitoli ben diversi tra loro, ma che ben rappresentano le conseguenze politiche che hanno provocato la nascita del Pd e la scelta di presentarsi da solo davanti agli italiani. C'è da una parte “la reazione del centrodestra. Ma non basta un maquillage, tentare di riorganizzare solo le proprie sigle, testimonia – fa notare Veltroni – che la nostra è una sfida vincente, alla quale si fornisce una risposta insufficiente. Il problema è scegliere e avere il coraggio di pagare i prezzi di questa scelta, non mettere un ombrello sopra le differenze per non farle vedere”.Dall’altra parte invece, la sinistra radicale, con cui Veltroni si è incontrato la mattina dell'8 febbraio. Un incontro che il segretario commenta così: "si è manifestata la presa di coscienza comune che è interesse reciproco trovare una propria identità, come accade in tutto il resto d’Europa”.La sfida del Pd è quella di tradurre il proprio messaggio di novità e di speranza nella mobilitazione di tutti i cittadini. “Dobbiamo fare in modo – chiude il segretario del Pd – che ogni persona che ha partecipato alle primarie convinca altre cinque persone ad appoggiare il nostro progetto e a votare per noi alle prossime elezioni. Da soli nessuno di noi ce la può fare, insieme, invece, si può fare”.

giovedì 7 febbraio 2008

PARTITO DEMOCRATICO
Circolo di Saronno




A tutti i cittadini saronnesi che Domenica 27 Gennaio 2008 hanno contribuito con il loro voto alla nascita del PD nella nostra città rivolgiamo un caloroso GRAZIE per il sostegno e la fiducia dimostrata.

Il vostro appoggio è di vitale importanza per quanti si stanno impegnando per il successo di una forza politica nuova, il PARTITO DEMOCRATICO, che intende rifondare il rapporto tra cittadini e politica su basi di trasparenza, rappresentanza, etica, concretezza e apertura alle istanze di TUTTI.

Il valore dell' impegno politico deve tornare ad essere quello di un servizio reso alla collettività, e dalla collettività deve trarre idee, energie, uomini e donne capaci di rappresentare un cambiamento, di pensare all'interesse comune, di far crescere e migliorare le nostre comunità, il nostro paese.

Torneremo a chiedere con frequenza il vostro apporto, nel tentativo di ridare alla parola "Democrazia" quel significato alto e nobile che merita, convinti che la miglior risorsa di un movimento sia la più larga PARTECIPAZIONE possibile.

Riteniamo esaurita la devastante stagione politica delle strategie, dei contenitori di partiti e clientele che prevalgono sui contenuti e sui bisogni.

Apriamo insieme a Saronno la stagione delle PERSONE e dei CONTENUTI!


IL COORDINAMENTO DEL PD DI SARONNO

mercoledì 6 febbraio 2008

ANCORA AL VOTO CON LE QUOTE GRIGIE

La crisi di governo porta il paese a elezioni anticipate. Il Parlamento non è stato in grado di approvare una riforma elettorale in questi due anni, e sarà dunque probabilmente rinnovato con la legge Calderoli. In questi giorni molte sono le voci del mondo imprenditoriale, del sindacato, della società civile che si sono alzate per chiedere di non andare subito al voto con l'attuale legge, per non parlare poi della richiesta di referendum, sottoscritta da più di 800mila elettori.Ma ancora più alta dovrebbe alzarsi la voce di una parte importante della popolazione, quella più svantaggiata dall'attuale sistema elettorale e istituzionale: i giovani. I motivi sono vari.

VINCOLI COSTITUZIONALI
Se si torna al voto con le regole attuali rimangono in vigore le "quote grigie", ovvero i vincoli di 25 e 40 anni per poter essere eletti rispettivamente alla Camera e al Senato, e di 25 anni per poter votare al Senato. Da notare che i limiti di età sono ancora quelli fissati nel lontano 1948, inseriti espressamente nella Costituzione, agli articoli 56 e 58. L'unico vincolo relativamente meno rigido, che non richiede cioè una riforma costituzionale per essere ritoccato, è quello generico della "maggiore età" (articolo 48) per votare alla Camera dei deputati. Può essere interessante, nonché istruttivo, capire la genesi di queste soglie anagrafiche. Il limite di venticinque anni alla Camera fu imposto non senza polemiche: il dibattito fece emergere proprio l'iniquità di una norma che escludeva dalla possibilità di essere eletti tutti i cittadini tra i ventuno e i venticinque anni (la maggiore età fu abbassata a diciotto anni solo nel 1975). La posizione della commissione fu però quella di uniformarsi al criterio diffuso, perlomeno a quei tempi, di una differenza tra le età di elettorato attivo e passivo. Discorso analogo per il Senato, cui si aggiunse l'esigenza che questa camera fosse composta "di elementi che, anche per la loro età, [dessero] garanzia di serenità, di obiettività e soprattutto di maggior ponderatezza". Indicazione che appare drammaticamente ironica alla luce degli ultimi avvenimenti.

L'IMPORTANZA CRUCIALE DEL SENATO
Si tratta di vincoli, come ampiamente riconosciuto, che risultano oramai anacronistici, ma che soprattutto non trovano eguale in nessun altro paese occidentale. Limiti di età che sarebbero eccessivi con qualsiasi sistema elettorale e con qualsiasi condizione demografica, ma che sono ancor più insostenibili nel caso italiano. L'attuale legge elettorale rende infatti cruciale la configurazione che si crea al Senato, sulla quale non possono incidere in alcun modo gli under 25 e che non prevede la presenza di alcun under 40. Il "bicameralismo perfetto" pone poi di fatto ciascuna camera in posizione di esprimere un veto su ogni legge e su ogni riforma. Questo significa che il Senato (la "camera grigia") ha gli stessi poteri della Camera pur essendo evidentemente, e drammaticamente, meno rappresentativa della prima. Se quindi ci fosse, teoricamente, qualche legge auspicata dagli under 40 e invisa alle generazioni più anziane, avrebbe difficoltà a passare. Se, poi, è soprattutto il Senato a essere cruciale per la sopravvivenza dei governi, ne consegue che di fatto il voto dell'elettorato under 25 non vale nulla e il ruolo di condizionamento degli under 40 sulle scelte politiche è in pratica irrilevante. Non è tutto. Le "liste bloccate" penalizzano ulteriormente il ricambio generazionale. L'unica possibilità per un giovane che voglia farsi strada, entrando alla Camera, è quella di essere cooptato per decisione di chi detiene già il potere all'interno dei partiti.

LA PERDITA DI PESO DELLA CAMERA
Va considerato, poi, che agli under 25 non solo è preclusa la possibilità di essere eletti alla Camera e di votare per il Senato, ma il loro peso elettorale è andato drammaticamente diminuendo dalle elezioni del 1992 in avanti, come conseguenza delle dinamiche demografiche. Semplicemente l'aver lasciato inalterati i vincoli di età esistenti dal 1948, non solo non ha permesso di aumentare le prerogative delle generazioni più giovani, adeguandole a quelle dei coetanei degli altri paesi, ma le ha di fatto peggiorate, data l'accentuata diminuzione della loro consistenza demografica.Alle elezioni politiche del 1992 (le ultime della "Prima Repubblica") gli under 25 costituivano ancora il 14 per cento dell'elettorato. Da allora si è assistito a una continua contrazione fino agli attuali valori di poco superiori all'8 per cento. Il peso dei più giovani, già eccessivamente limitato dai vincoli dell'attuale sistema elettorale, si è ridotto di quasi il 40 per cento negli ultimi quindici anni. Grazie alle dinamiche demografiche e all'inerzia nel riadattare e rivedere le regole del gioco della partecipazione democratica, i giovani italiani sono tra quelli, nel mondo occidentale, con minor peso politico. Tutto ciò ha evidentemente ricadute penalizzanti, come ben documentabile nel confronto con gli altri paesi, sia in termini di politiche per i giovani che di presenza delle giovani generazioni nelle posizioni di prestigio e potere.

E SE I GIOVANI NON VOTASSERO (PER PROTESTA)?
Difficile pensare che prima delle prossime elezioni ci sia ancora la possibilità di una riforma costituzionale che consenta di rivedere le "quote grigie". Stando così le cose, vista l'inconsistenza del peso elettorale degli under 40 (e ancor più degli under 25), potrebbe trovare humus favorevole l'idea, da parte delle più giovani generazioni, di usare almeno il (non) voto come protesta. Ciò nella convinzione che un gesto simbolico eclatante possa valere più di un voto inconsistente come pressione per l'abbattimento definitivo delle "quote grigie" e la revisione delle regole del gioco della partecipazione democratica.




Giuseppe Calderazzo

sabato 2 febbraio 2008

UN APPELLO AL SENSO DI RESPONSABILITA' NAZIONALE PER AMORE DELL'ITALIA


Un ennesimo «appello al senso di responsabilità nazionale di tutte le forze politiche», affinché non si precipiti verso elezioni anticipate», visto il «momento delicato per la recessione internazionale». Il segretario del Pd Walter Veltroni, parlando all'assemblea provinciale del partito, a Velletri, torna a chiedere uno sforzo congiunto a tutte le forze politiche affinchè si raggiunga un accordo sulla riforma elettorale per il bene del Paese.«Il senso di responsabilità nazionale e l'amore per l'Italia – ha ricordato - è per il Pd un elemento di identità forte. A ruoli rovesciati non faremmo quello che sta facendo il centrodestra, perché questo amore per il Paese può spingere a non fare le scelte più convenienti per sé. Noi – ha assicurato - ci sentiamo in sintonia con la domanda del Paese che è stanco del passato».Una domanda, che in questi giorni è stata ribadita anche dai rappresentanti delle forze più vitali del nostro Paese. «La Confindustria, le forse sociali e il Vaticano stesso dicono che c'è la necessità – ha sottolineato Veltroni - di rifare la legge elettorale».Una domanda ribadita a gran voce anche dai semplici cittadini stanchi dell’incertezza politica che li affligge. «La parte migliore del Paese – ha sottolineato il segretario del Pd - guarda con rispetto alla posizione di responsabilità che abbiamo assunto in questa crisi di governo. I sondaggi ce lo dicono e stia attento il centrodestra perchè l'esito non è scontato. Nel '94 eravamo convinti di vincere noi e invece abbiamo perso, nel '96 è accaduto il contrario».«Noi – ha poi avvertito - dobbiamo metterci in testa che gli italiani sono cittadini maturi e si spostano a milioni ogni campagna elettorale. Non sono più ideologici e si chiedono: ‘qual è la soluzione migliore? Chi ci porta fuori da questi 15 anni di rissosita'?».
«E quindi – ha ribadito - , mi chiedo ancora, perchè non accettare un governo Marini che in tre mesi faccia la legge elettorale sulla quale eravamo arrivati a un passo dall'accordo, attui una redistribuzione per innalzare i salari ed infine adotti misure indirizzate a diminuire i costi della politica. Fatto tutto questo, poi, si può andare a votare a giugno. Mi sembra del tutto razionale».Una soluzione che apporterebbe benefici per tutto il Paese, ma che purtroppo non è così scontata. Nel suo intervento il segretario non sottovaluta, infatti, neanchè l’idea di dover andare alle urne e ribadisce anche su questa eventualità quale sarà la linea del suo partito. Nel caso si andasse al voto, infatti, il segretario del Pd, Walter Veltroni, ribadisce che il suo partito correrà da solo. Il Pd andrà con il proprio programma, ma certo «vedremo se qualcun altro sarà disposto a condividerlo».
E anche questo perché «la vera domanda, in caso di elezioni è 'cosa preferiscono gli italiani, ancora confusione, frammentazioni, veti?'. Noi siamo un partito che si propone agli italiani come elemento di novità e innovazione. Se saremo costretti alle elezioni ora, questo sarà il vero elemento di novità, mentre il resto apparirà irrimediabilmente datato».
«Non mi importa quanti partiti si alleeranno dall'altra parte, se 12 o 18. Io so che gli italiani vogliono un governo coeso capace di decidere, si sono stancati di coalizioni con tutto e il contrario di tutto».
Veltroni, però, offre al centrodestra un'ultima possibilità di ravvedersi rinnovando l'invito ad avere «lo stesso coraggio nostro. Fate altrettanto, pensate ad un confronto tra il principale partito della Casa delle Libertà e il principale partito del riformismo italiano. Noi - conclude - il coraggio l'abbiamo avuto. Io rinnovo l'appello e mi auguro che da parte del centrodestra ci sia una svolta radicale».

martedì 29 gennaio 2008

Eletto anche a Saronno il coordinamento del Partito Democratico

Anche a Saronno si sono svolte domenica 27 gennaio le elezioni del Coordinamento Cittadino del Partito Democratico. Ancora una volta,così come era già avvenuto il 14 ottobre scorso, i cittadini di Saronno hanno dimostrato di comprendere l’importanza del nuovo appuntamento teso a dar concretezza sul piano locale alla nuova proposta politica, non facendo mancare la loro partecipazione. Testimoniano ciò l’alta affluenza al voto (330 elettori), la significativa presenza di giovani (circa il 10%), nonché le numerose auto-candidature, presentate anche domenica mattina, durante l’Assemblea di Circolo che ha aperto i lavori al seggio. Si è così formata una lista di 14 candidate e di 23 candidati, tra i quali sono stati eletti 10 donne e 11 uomini, e precisamente: Aceti Luciano, Airoldi Augusto, Basilico Bambina, Calderazzo Giuseppe, Cataneo Lazzaro, Cattaneo Giovanni, Cattaneo Mattia, Censi Marinella, Cortesi Christian, Drago Sara, Frigerio Emilia, Giusto Stefano, Insinnamo Pietro, Magnoni Marinella, Paleardi Alberto, Papa Alessandro, Puliafito Antonina, Rizzo Elisabetta, Romano Rita, Stamerra Oriella, Valioni Valeria.
Fanno inoltre parte del coordinamento cittadino, come membri di diritto, i consiglieri comunali (Nicola Gilardoni, Rosanna Leotta, Luciano Porro, Angelo Tettamanzi, Giuseppe Uboldi).

Giuseppe Calderazzo

domenica 13 gennaio 2008

Veltroni: «La legge elettorale non si fa senza Berlusconi»

ROMA — Sindaco Veltroni, comincia una settimana decisiva per la legge elettorale, e cruciale per la politica economica del governo e la costruzione del Pd. «E io mai come oggi avverto il bisogno che la politica si immerga nella vita reale dei cittadini. Ho la sensazione devastante di una separazione netta tra la vita delle persone, tra ciò che le angoscia, le spaventa, ne determina l'umore, e ciò di cui parla la politica. La politica pare un acquario, in cui alcuni pesci nuotano, altri si sbranano, ma tutti sono separati sia dalla sofferenza sia dal talento di chi sta fuori. Sarà per il lavoro che faccio, sarà perché parlo con le persone e non guardo la società dai numeri dei sondaggi, fatto sta che ne sono sempre più convinto: la politica è la risposta ai bisogni dei cittadino, è l'elaborazione di un sistema di valori, di una visione del mondo che argini lo spirito del tempo, il nuovo egoismo sociale che si diffonde come un virus. L'idea per cui ognuno è una monade, un piccolo mondo isolato dagli altri. L'idea per cui, se Napoli ha bisogno di un sostegno nell'emergenza, le stesse amministrazioni di centrodestra del Nord che in passato chiesero e ottennero aiuto voltano le spalle. Io preferisco lo spirito dei ragazzi che nel '66 si precipitarono a Firenze. Preferisco l'Italia che nelle grandi tragedie nazionali si mostra solidale».
L'emergenza rifiuti non è una calamità naturale.«Ma anche in altre tragedie, come il terremoto dell'Irpinia, emersero responsabilità politiche; e la reazione fu certo di denuncia ma anche di solidarietà ». Lei ha difeso Bassolino, ma ha poi aggiunto che le dimissioni sarebbero inopportune nell'ora dell'emergenza. Questo significa che dopo il presidente della Campania dovrebbe dimettersi?«Quanto accade non è solo responsabilità di Bassolino e della Iervolino. Se Bassolino si dimettesse ora, commetterebbe un gravissimo errore. Infatti, con senso di responsabilità, resta al suo posto. Conoscendolo, posso immaginare il suo travaglio di queste ore. Quando l'emergenza sarà risolta, insieme affronteremo una discussione serena. Io sono fatto così: quando vedo che tutti danno addosso a qualcuno, lo difendo. A Napoli ho visto manichini appesi dalla destra del presidente della Regione e del sindaco impiccati: scene che evocano i tempi della Repubblica di Salò. Il rischio è che il Paese si sfarini. Che si affermino idee come quella emersa in un municipio romano, sorprendente tanto più perché viene dall'estrema sinistra, di separare sui bus i bambini rom dai bambini non rom. Contro questo arroccamento individualista occorre un nuovo alfabeto della politica. Al quale si è ispirato il documento dei valori che ieri la commissione, dopo una bella discussione, ha sostanzialmente varato smentendo tutte le profezie di incompatibilità tra le culture e le identità del Pd. Il Partito democratico si è già dato alcuni grandi obiettivi. Dimostrare che esiste un ambientalismo del fare: dire sì alle ferrovie, sì ai pannelli ferroviari anziché al petrolio, sì ai termovalorizzatori anziché alle discariche. A febbraio in Sicilia parteciperò con Amato alla manifestazione a fianco degli imprenditori che si sono ribellati al pizzo. E a marzo ci sarà la prima conferenza operaia del Pd, nel ricordo della tragedia della Thyssen e con la convinzione che i lavoratori non vadano lasciati soli oltre i cancelli delle fabbriche».
Il premier Prodi (Ap)Veltroni, al governo c'è il centrosinistra. Cosa farete di concreto? «Il governo Prodi, come si vedrà meglio quando la storia consentirà una lettura più serena, ha conseguito risultati straordinari. Ha ricevuto dalla destra un'eredità storica devastante, eppure ha già ridotto il deficit all'1,3%, il dato previsto per il 2010. E ha condotto una politica di redistribuzione, attraverso il cuneo fiscale, l'aumento delle pensioni minime, il pacchetto sul welfare».
Le pare sufficiente?«Il rischio di una recessione americana, i suoi effetti in Europa, il boom del petrolio, la diminuzione dei consumi impongono uno sforzo ulteriore, nuove misure a sostegno dello sviluppo, e anche una svolta culturale per la sinistra. È tempo di uscire dalla contrapposizione tra impresa e lavoro. Dobbiamo ripensare chi è l'imprenditore». Appunto: chi è l'imprenditore? «È un lavoratore. Che rischia, che ci mette del suo, che magari non dorme la notte perché ha un mutuo in banca e non sa se potrà pagarlo. In questi giorni, visitando le fabbriche italiane, ho visto storie esemplari. La Carpigiani: due fratelli che nel dopoguerra si sono inventati macchine, esportate in tutto il mondo, da cento milioni di gelati al giorno. La VidiVici, una azienda di famiglia con due giovani ragazzi, che ha avuto l'idea degli occhiali ripiegabili in un astuccio e che in dieci anni è diventata una grande azienda del settore. La Technogym di Nerio Alessandri, uno che ha cominciato sbirciando il laboratorio artigianale sotto casa. C'è una comunità di destini tra imprenditori e lavoratori. Per questo agli imprenditori tocca garantire ai lavoratori salari adeguati, la sicurezza fisica e la serenità, che consenta loro di sentirsi parte dell'impresa. Chi conosce gli operai sa che hanno un grande patriottismo aziendale, talora molto più dei manager che si assegnano le stock-options. È il momento di costruire un'alleanza tra imprese e lavoro, e varare una politica fiscale a sostegno dei salari».
Anche Prodi lo dice, ma Padoa-Schioppa frena. Chi ha ragione?«Credo che abbia ragione chi sostiene l'urgenza di interventi peraltro previsti dalla legge finanziaria, che al comma 4 dell'articolo 1 destina tutto l'extragettito alla detrazione delle imposte sul lavoro dipendente. Dobbiamo dare ossigeno alle famiglie e alle imprese, e prima lo facciamo meglio è. Le risorse ci sono, e devono produrre un aumento significativo dei redditi, non 15 euro l'anno, che non servono a nessuno. Qui si sta rompendo l'ascensore sociale. Nel dopoguerra, i contadini pensavano che i loro figli avrebbero fatto gli operai, gli operai che avrebbero fatto gli impiegati, gli impiegati che avrebbero fatto i professori. Questo meccanismo, che ha tenuto su l'Italia, è in panne. Sta alla politica ripararlo al più presto. Anche per questo sono convinto, a differenza della sinistra radicale, che la crescita dei salari debba essere accompagnata dalla crescita della produttività, oltre che dal sostegno alle famiglie e agli incapienti».
A dire il vero, le divisioni della maggioranza emerse in questi giorni riguardano soprattutto la legge elettorale.«Ma la legge elettorale è necessaria per tutto questo, per far funzionare il sistema, per rimettere in moto il Paese. Io posso fare il pieno di benzina, ma se la macchina è guasta il motore non si accende. L'emergenza rifiuti conferma la crisi della politica; e il tempo non è illimitato. Nel suo bel saggio su Weimar, Gian Enrico Rusconi racconta come una democrazia possa implodere». Siamo dunque a Weimar?«Non siamo più al tempo delle notti dei cristalli e delle marce su Roma, sono convinto che possa essere la democrazia a risolvere la crisi della politica. Prima del 27 ottobre, Berlusconi rifiutava qualsiasi dialogo e reclamava la spallata, alla testa di una Cdl unita. Oggi siamo a un passo da una soluzione positiva, sollecitata dal presidente Napolitano nel suo appello di fine anno. Nell'ultimo miglio — il più difficile — che attende la riforma elettorale, tutti sono chiamati a un gesto di responsabilità, per ridurre la frammentazione del sistema. Io ho partecipato l'altro giorno a un vertice di 38 persone. Ma non erano meno affollati i vertici del centrodestra nella scorsa legislatura. In quale Paese del mondo accade questo?».
Crede che stavolta Berlusconi sia pronto a un accordo? Lei se ne fida davvero? «Questa è una domanda che non mi posso porre. Gli interlocutori sono quelli che sono. Non si scelgono. La domanda che mi faccio è: si può pensare di riscrivere la legge elettorale senza Berlusconi, senza il partito che con il nostro è il più grande d'Italia? Non si può. Io voglio passare dalla concezione della destra, per cui le regole del gioco le scrive la maggioranza e poi sulla partita ci si mette d'accordo, alla concezione per cui le regole del gioco si scrivono insieme e poi ognuno gioca la partita per vincere; possibilmente senza colpi bassi».
Il colpo basso rischia di riceverlo il governo. I partiti minori della maggioranza sono in rivolta, il prezzo dell'accordo con l'opposizione potrebbe essere la caduta di Prodi.«La verità è che, a un anno dalla nascita di un governo, mettere sul suo percorso la mina del referendum — per quanto nato da un'esigenza reale — è stato un errore politico. Pare una situazione da "Comma 22": se l'accordo non si fa, la maggioranza si spacca sul referendum; ma l'alternativa non è stare fermi, è trovare una soluzione. Il Pd considera che il sistema ideale per il futuro sia quello francese, come ho sempre detto; ma nelle condizioni date è importante aver trovato sulla bozza Bianco una convergenza con Forza Italia, Rifondazione, Udc, ora anche An. Cercheremo di allargarla ancora».
Abbassando lo sbarramento sotto il 5%?«No. Non possiamo fare una legge peggiore di quella che c'è. Alcuni elementi di "disproporzionalità" sono indispensabili: lo sbarramento al 5; il voto congiunto, per cui si sceglie insieme il candidato e il simbolo. Poi si può vedere se organizzare il riporto dei resti su base nazionale o circoscrizionale, se prevedere un piccolo premio di maggioranza per il primo partito. Ci sono forze che avrebbero comunque rappresentanza grazie al loro radicamento nel territorio. Ci sono forze che con Rifondazione condividono il progetto di un partito nuovo, e non si vede perché resistano alla soglia di sbarramento». E ci sono forze che sarebbero cancellate.«Non vogliamo questo. A fianco delle norme, c'è la politica. Se c'è un processo per cui la sinistra radicale si unifica, dall'altra parte può aprirsi un processo di dialogo e convergenza tra diverse forze del centrosinistra e il Partito democratico».
Sta dicendo che offre un patto a Di Pietro, Boselli, Mastella per garantirne la sopravvivenza politica?«Sono le loro idee e le loro identità a garantirla. Quello che voglio dire è che a fianco delle norme c'è la politica e la capacità di riconoscere identità differenti, senza integralismi. Ci sono molti modi per far sì che dopo la riforma restino molti meno gruppi parlamentari, senza che per questo i partiti minori siano cancellati». Si tratta anche sulle regole interne al Pd. Latorre dice no a un «partito del leader». Sul Corriere, Galli della Loggia le rimprovera di dissipare il patrimonio di voti delle primarie, per dare retta alle neonate correnti.«Credo che nessun partito nella storia italiana sia stato osservato con simile attenzione da entomologi, sia stato vivisezionato nei suoi aspetti più minuti...».
Giustamente: è un partito nuovo.«Sì, è un partito nuovo, nato con il concorso di tre milioni e mezzo di persone. Io, com'è noto, ero contrario all'elezione diretta, ma si è voluto questo sistema. Che non è una tecnicalità, è una scelta politica, una forma di investimento popolare del leader. Ovviamente, un leader si dota di strutture di decisione politiche, e un grande partito ha una vita interna articolata. È positivo che nascano centri studi, associazioni, organizzazioni, purché ognuno possa partecipare all'una e, magari nello stesso tempo, all'altra; purché non diventino correnti. Purché non siano strutture di potere, con finanziamenti paralleli, che richiedano un'appartenenza. L'appartenenza dev'essere una sola: al Partito democratico. Che poi all'interno del nuovo partito ci possa essere la propensione a ripetere gli schemi d'un tempo, è fisiologico. Ma il mio unico vincolo sono i tre milioni e mezzo delle primarie. Del resto credo mi sia riconosciuto, accanto alla capacità di decidere, anche il gusto dell'ascolto».
Tra i vecchi schemi è riemerso l'antagonismo con D'Alema.«Quanto piace a voi giornalisti... quanto vi piace tornare a immergervi nel vostro brodo primordiale, ritrovare la logica conradiana dei duellanti... ».
Pare piaccia anche a D'Alema. Qualche colpo gliel'ha rifilato: quando dice che Veltroni conosce Berlusconi più di lui, quando paventa che lei e Franceschini siate impazziti.«A me non piace. E, siccome non piace a nessuno di coloro che credono nel Pd, credo non piaccia neppure a Massimo D'Alema».
Gli uomini di Letta hanno proposto che lo statuto imponga al leader sconfitto alle elezioni di dimettersi. È d'accordo?«Ho detto a Enrico, il quale non sapeva della proposta, che do il contenuto per ovvio. Come avviene in molti altri Paesi, il leader sconfitto si fa da parte. Ovviamente, quel leader deve avere il tempo di espletare il suo mandato, di giocare la sua parte, per andare a elezioni in cui risponde di quel che ha fatto».
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Allora è vero che lei preferisce votare subito, finché un'eventuale sconfitta sarebbe imputabile a Prodi, anziché attendere ancora, fino a quando la responsabilità sarebbe sua?«È vero il contrario, il governo deve continuare la sua azione e poi votare subito non avrebbe senso. Perché lo sbarramento è inutile, se non è accompagnato dalla riforma dei regolamenti parlamentari, che vieti di costituire gruppi non collegati a simboli presenti sulla scheda elettorale. Ed è inutile finché restano mille parlamentari e due Camere legislative. Come auspico da tempo, il 2008 può essere davvero l'anno delle riforme». Quale insegnamento ha tratto dalla vicenda delle critiche del Papa?«Il Papa ha voluto chiarire qual è il suo giudizio, il suo rapporto con la città, la valutazione positiva sui grandi cambiamenti di un'area urbana che cresce il doppio del Paese in pil e occupazione. Il Comune di Roma ha fatto sforzi significativi per la politica sociale, ha aumentato del 48% gli investimenti per i più deboli, lavora a fianco dei parroci, della comunità di Sant'Egidio, della Caritas. È giusto riconoscere che, come tutte le grandi aree metropolitane, Roma convive con il problema della povertà. Le parole pronunciate ieri (venerdì, nda) da Benedetto XVI, dal cardinal Bertone e dalla sala stampa vaticana sono la migliore risposta a chi voleva strumentalizzare la vicenda. Spero che gli esponenti di An che hanno tentato questa operazione cinica riflettano su se stessi, specialmente se sono uomini di fede».


Aldo Cazzullo - Corriere della Sera

venerdì 14 dicembre 2007

LE CONSEGUENZE DEL VASSALLUM

Cosa accadrebbe se la riforma Vassallo fosse applicata? Stimare gli effetti di una formula elettorale che non esiste è complicato, perché le strategie di partiti ed elettori dipendono dal sistema che regola le elezioni. E qui molto dipende dal disegno delle circoscrizioni. Tuttavia, le stime dicono che a parità di voti la soglia di sbarramento si riduce al crescere della dimensione della circoscrizione. Non necessariamente a vantaggio dei partiti minori. Il sistema sembra poi avere una forte spinta interna verso la bipartitizzazione del quadro politico.
La proposta di riforma elettorale formulata da Salvatore Vassallo (e altri) e fatta propria dal segretario del Pd ha avuto un effetto dirompente sulla politica nazionale. Ha scardinato la Cdl, messo in fibrillazione un governo che pensava ormai di averla scampata sulla Finanziaria, accelerato i processi di fusione nella sinistra tradizionale, suscitato epiteti che sembravano appartenere a una defunta fase politica (la definizione di “legge truffa” di togliattiana memoria) eccetera. Ma di che si tratta esattamente? Come funziona? E che effetti avrebbe se applicata in Italia? Qualche stima per capirci di più.

La proposta

La proposta rappresenta un innesto originale sul sistema “tedesco” di una correzione maggioritaria “spagnola” con la finalità dichiarata di cogliere gli aspetti positivi dei due sistemi Secondo la proposta, il territorio del paese verrebbe diviso in circoscrizioni elettorali, ciascuna delle quali dovrebbe eleggere da un minimo di 12 a un massimo di 16 parlamentari. A sua volta, ogni circoscrizione verrebbe divisa rispettivamente in 6-8 collegi uninominali, cioè la metà dei seggi assegnati dalla circoscrizione. Nel singolo collegio, l’elettore esprime la propria preferenza per un solo candidato. Il voto contribuisce tanto alla quota di voti individuali del singolo candidato, quanto alla quota di voti del partito cui quel candidato è collegato in tutta la circoscrizione. La trasformazione dei voti in seggi avviene nel modo seguente. La prima metà dei seggi viene attribuita ai primi classificati di ogni collegio. La restante metà è così attribuita: in base ai voti presi dal partito nella circoscrizione, si calcola in proporzione (col metodo D’Hondt (1)) quanti seggi spettano a quel partito nella circoscrizione. Se il numero è superiore ai collegi uninominali già vinti in quella circoscrizione da quel partito, allora i seggi rimanenti sono assegnati ai migliori perdenti nei collegi uninominali dello stesso partito nella circoscrizione. Se invece il numero è inferiore ai collegi vinti, i rimanenti seggi da assegnare vengono ripartiti nuovamente tra gli altri partiti nella circoscrizione. (2) Dunque, i seggi attribuiti dalla proposta Vassallo dipendono tanto dalla performance individuale dei singoli candidati di collegio (parte tedesca), quanto dalla performance aggregata per circoscrizione dei candidati di collegio appartenenti alla stessa lista (parte spagnola). Un aspetto non chiarito nella proposta è come si identificano i “migliori perdenti”: in base alla percentuale dei voti ottenuti nel collegio, al numero assoluto dei voti ricevuti o in base a una “cifra elettorale” ancora tutta da definire? La prima ipotesi sembra la più ragionevole ed è quella che abbiamo adottato negli esercizi che seguono; è improbabile tuttavia che i risultati siano influenzati da tale scelta.

Simulazioni

Stimare gli effetti sul sistema politico di una formula elettorale che non esiste è complicato, perché ovviamente le strategie di partiti ed elettori dipendono dal modo come si vota, e anche perché in questo caso molto dipende in realtà dalla dimensione e dal disegno delle circoscrizioni. Usare i dati delle ultime elezioni politiche per stimare gli effetti della proposta Vassallo non è dunque molto utile, perché quei risultati sono stati ottenuti con un sistema elettorale e di alleanze diverso. Più utile invece costruire un modello astratto e indagare sugli effetti che la modifica di parametri chiave provoca sul funzionamento del sistema. L’intero set di simulazioni e ipotesi è a disposizione di chi ne fa richiesta; qui riportiamo nell’ appendice solo i risultati più interessanti.

La soglia di sbarramento

Una degli elementi più interessanti della proposta è che la soglia di sbarramento (numero minimo di voti necessari per ottenere almeno un seggio) non è stabilita per legge, a livello nazionale o regionale, ma è endogena e dipende dalla distribuzione dei voti tra i partiti e dalla dimensione della circoscrizione, cioè dal numero di seggi attribuiti dalla stessa circoscrizione. In primo luogo, le nostre stime confermano che, a parità di voti, la soglia di sbarramento si riduce al crescere della dimensione della circoscrizione. Come già suggerito da Roberto D’Alimonte (3), la diminuzione della soglia è molto rapida passando da circoscrizioni piccole (10-12 seggi) a medie (14-16), ma la riduzione diventa più moderata successivamente, cosicché per esempio, non c’è molto differenza nella soglia di sbarramento tra circoscrizioni con 20 o 30 seggi. Ma un punto che finora è sfuggito ai commentatori è che la riduzione della soglia di sbarramento non necessariamente premia i partiti minori: è infatti del tutto possibile, almeno per intervalli ragionevoli, che all’aumentare della dimensione della circoscrizione i partiti maggiori ottengano proporzionalmente ancora più seggi (si veda per esempio il caso 16 vs 18 nell’appendice). Ciò dipende dal funzionamento del metodo D’Hondt: il seggio marginale è attribuito a chi ha il maggiore quoziente calcolato sulla base di questo metodo e può benissimo trattarsi di un partito grande e non piccolo. Inoltre, la soglia non dipende solo dalle dimensioni della circoscrizione, ma anche della distribuzione dei voti tra i partiti maggiori. Per esempio, a parità di voti di tutti gli altri partiti, una redistribuzione dei voti tra i primi due partiti ha effetti molto diversi sulla soglia. In una circoscrizione in cui c’è un partito che vince sempre e uno che arriva sempre secondo, ma la differenza tra i due è limitata, la soglia è più elevata; viceversa dove il primo partito è molto più grande del secondo.

La distribuzione regionale dei voti

Come ovvio, la proposta Vassallo avvantaggia i partiti piccoli con un forte radicamento territoriale, rispetto ad altri altrettanto piccoli sul piano nazionale, ma diffusi in modo più uniforme. Tuttavia, le nostre stime suggeriscono anche che rispetto a un sistema puramente proporzionale, la Vassallo favorisce maggiormente i partiti grandi ben diffusi sul territorio nazionale e particolarmente forti in alcuni territori.

La leva maggioritaria

La proposta Vassallo è stata criticata dai favorevoli al maggioritario perché “proporzionale”; e dai proporzionalisti - i difensori per esempio del metodo tedesco - perché eccessivamente “maggioritaria”. È dunque interessante vedere come la “leva maggioritaria”, definita qui come la differenza tra la percentuale dei seggi e la percentuale dei voti ottenuti congiuntamente dai due principali partiti, vari al variare dei voti di quest’ultimi. I nostri esercizi mostrano come la leva non solo ci sia, ma come sia anche crescente nella proporzione dei voti ottenuti congiuntamente dai due partiti principali. Per esempio, con circoscrizioni mediane (14 seggi) se i primi due partiti prendono il 45 per cento dei voti, riescono a ottenere il 50 per cento dei seggi; se prendono il 60 per cento dei voti, guadagnano il 70 per cento dei seggi, e così via (vedi grafico). Il sistema dunque sembra avere una forte spinta interna verso la bipartitizzazione del quadro politico: una sua prima applicazione premierebbe i partiti già grandi con più seggi, rafforzandoli e dunque conducendoli ad avere più voti e ancora più seggi in futuro.
Ma la proposta garantisce o no il rapporto diretto con gli elettori, cioè l’accountability degli eletti? Sì e no. Sì, perché la metà degli eletti per circoscrizione è scelta direttamente dagli elettori nei collegi uninominali e perché i “migliori secondi” sono ancora definiti sulla base dei loro risultati nei collegi, il che tra l’altro induce una benefica competizione tra i candidati dello stesso partito. No, perché i migliori perdenti sono definiti sulla base delle performance all’interno del partito nell’intera circoscrizione e non nel singolo collegio. Così, con tutta probabilità, il sistema condurrà all’elezione di candidati che in collegio non solo non hanno vinto, ma che si sono piazzati terzi o quarti, e l’esclusione di alcuni secondi. L’elezione per collegio sarà quindi determinata indirettamente anche dagli elettori degli altrui collegi nella stessa circoscrizione.

(1) In base al metodo D’Hondt, il numero di voti ottenuti dai singoli partiti viene diviso per 1, 2, 3, …, n, dove n indica il numero di seggi in palio in ogni circoscrizione. A questo punto, si ordinano i risultati ottenuti in ordine decrescente e si assegna un seggio ciascuno ai primi n risultati della lista.
(2) Se un partito ottiene più del 50 per cento dei seggi nella circoscrizione, pesca i seggi aggiuntivi all’interno di una unica lista circoscrizionale di sette nomi. Tale lista è bloccata, ma data l’attuale distribuzione dei voti, l’eventualità di ricorrervi è in realtà molto bassa.
(3) Sul Sole24Ore del 29/11/2007.

Paolo Balduzzi e Massimo Bordignon

mercoledì 12 dicembre 2007

Democrazia: il punto di partenza

Facciamo un passo indietro per compiere un notevole balzo in avanti. Già nel V Secolo a.C. si parlava di Democrazia. Nell'età di Pericle i principi democratici sono facilmente riconducibili ad alcune idee essenziali: libertà individuale assoluta, uguaglianza come condizione della libertà di fronte alle leggi (isonomìa) e nella libertà di parola (isegorìa). Lo Stato conosce solo individui che si equivalgono, dove tutti hanno gli stessi diritti e si pone al servizio dei cittadini: di conseguenza deve salvaguardare i diritti e gli interessi di ogni categoria senza disconoscerli o opprimerli. La Democrazia ateniese mira all'utile non dei pochi ma dei molti, però questo può avvenire solo se alla base sta come primo principio l'uguaglianza. Nella vita pubblica non devono esserci distinzioni sociali, benché la competenza e l'ingegno aprano la via degli onori e di conseguenza ad una diversificazione fra gli individui. Un'uguaglianza così intesa lascia aperto il campo al valore personale, non nocendo assolutamente alla libertà di ciascuno che riveste il proprio ruolo nel rispetto dell'altro. Ma la libertà degli individui trova il proprio limite nei diritti dello Stato, negli obblighi della disciplina civica. L'ordine pubblico esige la subordinazione al potere, l'obbedienza alle leggi, soprattutto a quelle che proteggono i deboli ma anche alle leggi non scritte che emanano dalla coscienza universale. Ad Atene tutti si occupavano di politica. Riuniti in assemblee, i cittadini sapevano giudicare rettamente il da farsi perché ritenevano che la discussione favorisse il progresso della società. La libertà politica, in conclusione, è conseguenza della libertà di cui godono nella vita privata tutti i cittadini. Avvezzi a vivere liberamente, essi intervengono, senza difficoltà, quando lo vogliono, nella discussione che illumina le decisioni comuni. Così intendeva Euripide quando, nelle "Supplici", faceva dire a Teseo, l'eroe della Democrazia: la libertà sta tutta in queste parole: "chi ha qualche utile consiglio e voglia offrirlo alla città, parli." Ciascuno può, a volontà, farsi notare con un buon consiglio o starsene zitto. Per i cittadini esiste forse uguaglianza più bella? In breve, per tutti i suoi principi, la Democrazia ateniese del V Secolo a.C. tende ad attuare un armonico equilibrio tra la potenza legale dello Stato e il diritto naturale dell'individuo. Torniamo ora ai giorni nostri e poniamoci una domanda ben precisa. Che cosa vogliamo fare della nostra libertà? Non abbiamo forse il desiderio di essere noi stessi il cardine su cui ruotano tutte le decisioni politiche? Non stiamo dicendo niente che non sia già stato detto o pensato millenni fa. E allora qual è la risposta alle nostre esigenze se non una democrazia partecipativa? Dobbiamo chiederci quanto siamo disposti ad impegnarci affinché le cose cambino. Non possiamo a questo punto più delegare ma dobbiamo partecipare. Esistono svariate forme: i partiti, i gruppi di pressione, le associazioni. Dobbiamo imparare a cambiare il sistema politico dall' interno. Penso che una democrazia, per non sfociare nell' anarchia, debba avere una linea guida e credo che la vera libertà stia nel rispetto dell' altro e della legalità. Per ottenere questo risultato dobbiamo lavorare instancabilmente per ricollocarci in prima persona nel processo decisionale, determinando assetti e decisioni, legittimando le persone di nostra fiducia al Governo. Con il Partito Democratico siamo a buon punto, ma non ancora all'obiettivo. Ci siamo noi, i giovani, gli adulti di domani, i destinatari della politica di oggi che influenza così tanto il nostro avvenire. E sappiamo che abbiamo un ruolo a nostra volta importantissimo per quando diverremo padri a nostra volta. Ed ecco allora la volontà di dare un segnale forte, un contributo personale da ciascuno di noi verso i tanti problemi che affollano i nostri pensieri e alimentano i nostri dubbi: lavoro, ambiente, rispetto reciproco, famiglia, diritti. Tutto questo utilizzando ogni metodo disponibile. Al periodo di Pericle si riunivano nell'agorà, al giorno d'oggi abbiamo internet, i cellulari, le associazioni, i raduni ai concerti. Tutte occasioni di interazione che permettono, favoriscono e ampliano a dismisura la circolazione di idee. Un altro mondo è possibile, ma spetta a noi costruirlo? partendo dal basso.

Marco Vallari

venerdì 7 dicembre 2007

VELTRONI: PER UN NUOVO CENTROSINISTRA EUROPEO


«In Europa sono convinto che ci sono domande a cui le risposte del Novecento non sono più sufficienti. Su queste è necessaria una riflessione nel centro-sinistra». E' con questa premessa che Walter Veltroni ha affrontato il suo viaggio a Bruxelles ed ha oggi incontrato gli eurodeputati di Pse e Adle. Questo perchè, ha proseguito, «i governi di centrosinistra in Europa negli ultimi anni – ha esordito nel corso della sua audizione con il gruppo socialista - si sono dimezzati», elencando poi una serie di temi su cui le forze del centrosinistra in Europa possono davvero dare un valore aggiunto. «Anzitutto – ha citato - il rapporto tra immigrazione e sicurezza, ambiente e sviluppo sostenibile e pace. Inoltre - ha sottolineato ancora Veltroni - resta il problema di come costruire uno schieramento maggioritario. La scelta giusta – ha aggiunto - è un incontro tra culture diverse, far convivere identità e dialogo».«Occorre evitare la divisione del Partito democratico in gruppi diversi in Europa». Gli ha fatto eco il presidente del Partito socialista europeo, Poul Nyrup Rassmussen, che in mattinata ha incontrato il segretario del Pd Walter Veltroni e Piero Fassino. «Nella mia esperienza - ha detto il danese - dividere i partiti in gruppi diversi crea sempre debolezze. Noi non siamo qui a creare debolezze». Allo stesso tempo, ha aggiunto, «sono assolutamente consapevole del fatto che qui parliamo di passaggi che richiedono tempo, per questo io penso a quella che sarà la situazione dopo il giugno 2009 e non a quella attuale».Ma intanto per il futuro più prossimo, il presidente del Partito socialista europeo ha annunciato la creazione di un «gruppo di saggi» a cui parteciperanno leader dei Partiti socialisti e socialdemocratici europei per riflettere su «una nuova dinamica» per il centrosinistra in Europa. Un gruppo composto da cinque persone, tra le quali lo stesso Fassino la cui prima riunione dovrebbe tenersi approssimativamente a marzo.Ma passi importanti e di apertura sono giunti anche dai capogruppo del Pse e dell’Adle al Parlamento Europeo. «Sono disposto – ha sottolineato il presidente del gruppo dei Socialisti al Parlamento europeo Martin Schultz - ad aprire il nostro gruppo, ho fatto già tutto quello che potevo. Ora dipende da voi se volete venire. Sta a voi decidere dove volete andare». «Quello con Veltroni – ha raccontato - è stato un incontro molto aperto, costruttivo e amichevole. Abbiamo discusso molto apertamente della collocazione del Partito democratico a livello europeo. «Le cose - ha precisato - non sono ancora definitivamente decise ma noi socialisti siamo in uno scambio molto intenso con il Pd. Crediamo – ha concluso - che il posto di questo partito sia tra le forze progressiste in Europa a cui appartiene anche il Pse». «Il segretario del Pd, Walter Veltroni – ha commentato anche il capogruppo dell'Alleanza liberaldemocratica al Parlamento europeo Graham Watson – è il nuovo pioniere degli sviluppi possibili».«Il dibattito – ha raccontato - è stato focalizzato sulle nuove possibilità di collaborazione più stretta con la sinistra; e ciò di cui ha bisogno l'Europa - ha osservato - per lottare contro i nemici del progressismo».«L'importante – ha poi nuovamente ribadito - è che l'Italia sia pioniera nel mettere insieme le forze politiche progressiste sulle cose che abbiamo da fare, e ne abbiamo molte - ha concluso - da costruire insieme».Una discussione sincera quindi quella avviata oggi da Veltroni a Bruxelles, con un punto stabile: per ora, tutti gli eletti resteranno nel gruppo che hanno scelto al momento del loro ingresso a Strasburgo, «dopo le elezioni del 2009 – ha concluso Veltroni - si vedrà».

mercoledì 5 dicembre 2007

VELTRONI: SERVE UN BIPOLARISMO NUOVO

Fa un bell’effetto ritrovare nelle parole di Tony Blair che ho letto nell'intervista a La Stampa di domenica i toni e i contenuti di lunghe conversazioni avute con lui, ormai dieci anni fa, a Downing Street. Mi colpisce la schiettezza e la linearità di ragionamenti che non hanno perso attualità e freschezza, penso soprattutto alle sue frasi che guardano a cosa deve essere la sinistra del nuovo millennio, anche se non voglio sfuggire alle parti dell'intervista che - con qualche forzatura - hanno portato ai titoli tutti virati sui rapporti tra Partito democratico e sinistra radicale. Ma ci arriverò in seguito. Vorrei partire da una constatazione preliminare. L'ex primo ministro britannico ha parlato a una iniziativa promossa dalla Confindustria a Venezia. Significa che una delle più grandi organizzazioni di interessi rifugge dall'antipolitica e al contrario si misura con una delle più lunghe e innovative esperienze politiche d’Europa. La scelta di Blair indica un interesse forte per una politica capace di produrre decisioni. E allora entriamo nel merito di quanto ha detto l'ex premier laburista. I temi forti sono sostanzialmente tre e vanno letti insieme. Il primo si può sintetizzare in una frase: «I partiti progressisti vincono solo quando controllano le chiavi del futuro». Ecco, credo che l'esperienza che sta impegnando il Pd nasca proprio da questa considerazione: che i vecchi schemi non reggono più, che gli strumenti di un tempo non sono più adeguati. È da questa consapevolezza che siamo partiti, raccogliendo l'esperienza di novità dell'Ulivo ma volendo andare più avanti. Credo che l'affermazione di Blair, vera in tutta Europa, sia ancora più vera in Italia, dove il sistema politico ha accumulato più ritardi ed è sembrato a lungo non trovare risposte. Mi è capitato di dire in un altro Paese europeo in cui la sinistra è in cerca di nuove idee, la Francia, che dobbiamo tutti «uscire dal recinto delle nostre sicurezze e delle convinzioni consolidate, trattenendo ciò che di buono e di attuale in esse c'è, e cercare, con apertura e con coraggio, ciò che di altrettanto valido c'è nelle idee degli altri, così come ciò che di fruttuoso ci può essere in tanti terreni ancora inesplorati».Blair parla di innovazione e ricerca, di opportunità. È il linguaggio della sinistra moderna, perché io credo che non cambiano, non possono cambiare, i nostri compiti fondamentali: crescita economica unita alla coesione sociale, meno disuguaglianze e più opportunità, possibilità per ciascuno di mettere alla prova le proprie capacità indipendentemente dalle condizioni di partenza. La sinistra, ma io parlerei nel nostro Paese di centrosinistra, deve non rinunciare ai propri compiti e aggiornare le risposte all'altezza delle nuove sfide, la prima delle quali oggi è, sul terreno sociale, quella della precarietà: a questa domanda che viene soprattutto dai giovani dobbiamo saper rispondere rimettendo in moto l'economia (e i primi segnali si possono già vedere nell'azione del governo Prodi), perché se l'economia va male non ci può essere giustizia sociale. L'ho detto e ripetuto: è la povertà, non la ricchezza, il nostro primo avversario.Il secondo tema affrontato da Tony Blair è quello della forma partito. Lui viene da un vecchia solida formazione che ha saputo trasformarsi. Noi in Italia abbiamo appena compiuto un passo fondamentale costruendo un partito che fin dal suo atto di nascita vuole essere nuovo e vuole cambiare la politica. Potrei sottoscrivere le parole di Blair quando parla di «un organismo il più possibile aperto alla società», in cui a forme tradizionali di militanza si accompagnino modalità diverse di associazione. Un partito che sia dove vive la gente e nei luoghi, reali e virtuali, dove vivono i saperi, le competenze, i valori.Credo sia proprio questo l'obiettivo, e credo che l'avvio del Pd abbia già dato su questo terreno segnali di discontinuità. Quello che mi preme sottolineare è la vocazione all'ascolto (che cosa sono le primarie se non un ascolto di massa al più alto livello?) e alla permeabilità del partito rispetto alla società. Un ascolto che deve saper produrre decisione.E qui arriviamo al terzo argomento, quello forse più spinoso. Blair, che viene da una secolare tradizione politica di bipartitismo e da un sistema elettorale super-selettivo, parla con preoccupazione dei condizionamenti delle piccole «componenti radicali» e indica nel centro «il terreno dove si conquista il consenso nel Paese». Due annotazioni: l'ex premier parla di «centro riformista» e con questa espressione designa il corpo sociale attorno al quale costruire politiche di riforme. Nelle sue parole non c'è, e non potrebbe esserci, alcuna allusione a quel concetto di centro tipico della politica italiana. Il Pd è la grande forza del campo del centrosinistra, della cultura che deve rappresentare il riformismo e la radicalità dell'innovazione economica, sociale e ambientale. Questo partito, che non pretende di racchiudere in sé tutte le risorse del cambiamento, può e deve oggi coltivare la sua vocazione maggioritaria. L'Italia deve uscire dal bipolarismo forzoso che ha portato a sminuire la forza innovativa dei programmi e che oggi costringe il Paese ad una navigazione difficile, esposto come è al condizionamento dei singoli che finiscono per pesare più di milioni di elettori. Ci vuole un bipolarismo nuovo, fondato sull’energia di un programma di profondo cambiamento e sull’affidabilità e omogeneità della forza, o delle forze, che lo sostengono.Una democrazia comprensibile, trasparente e che sa decidere. È questo il nostro modo di essere centro sinistra. E riprendere con Blair i discorsi avviati a Blackpool nel 1996, quando l'ho conosciuto per la prima volta mentre l'Ulivo era già al governo e il Labour si preparava a rompere il decennio thatcheriano, mi appare come una sfida stimolante ma anche come il segnale di quanti passi in avanti il Pd abbia già compiuto.

venerdì 30 novembre 2007

Forum “Sviluppo della comunità giovanile”

Il Partito Democratico è nato per cambiare il rapporto tra i cittadini italiani e la politica.
Per farlo ha scelto di essere un partito nuovo, a rete, aperto alla partecipazione di una larghissima platea di uomini, donne, giovani; un partito organizzato su base federale, che garantisca un’ampia autonomia locale e territoriale.
Al centro del nostro impegno politico non astratte ideologie, ci sono le persone con le loro necessità materiali, intellettuali, i loro diritti, in primo luogo al benessere e ad una migliore qualità della vita.
Il Forum per lo sviluppo della comunità giovanile attivato dal PD di Saronno intende creare e fornire condizioni e stimoli necessari alla partecipazione dei giovani, coinvolgendoli nella definizione di bisogni e interessi allo scopo di evitare il macroscopico errore commesso in mille esperienze simili: quello di realizzare progetti e servizi per i giovani pensati senza i giovani, ideati per il territorio ma senza il territorio.
Intendiamo fornire spazi, risorse, strumenti e opportunità, accompagnando e sostenendo processi partecipativi, lavorando per il rinnovamento del futuro politico, sociale e professionale di Saronno.
Obiettivo primario del Forum è costruire una progettazione sostenibile, partecipata, che coniughi realtà locale, prevenzione del disagio ma anche promozione dell’agio.
Altri fondamentali risultati che il Forum si prefigge sono promuovere i diritti di cittadinanza tra i giovani, riallacciarne i legami con i servizi e le istituzioni, riaccenderne la voglia di contribuire al benessere comune, sottrarli all’odioso “ognuno per se, nessuno per tutti” che spesso prevale tra gli adulti nel territorio.
Crediamo che soltanto una società partecipe, protagonista consapevole delle proposte e delle scelte alla base dell’esistenza stessa di una comunità, possa eliminare le zone d’ombra e le distorsioni che hanno per troppi anni caratterizzato la vita pubblica italiana ed i suoi personaggi grandi o piccoli; restituendo così a tutti noi la possibilità di pretendere e ottenere soluzioni efficaci e condivise ai problemi quotidiani.

Forum
Sviluppo della Comunità Giovanile

Invitiamo tutti i giovani di Saronno a partecipare ai lavori del Forum “Sviluppo della comunità giovanile” contattando il Partito Democratico tramite:

e-mail : pdsaronno@libero.it
giovanipdsaronno@libero.it

blog : http://pdsaronno.blogspot.com/


SMS : al numero 331.1084730 PD FORUM GIOVANI SARONNO

giovedì 29 novembre 2007

VELTRONI AI GIOVANI: IL FUTURO SARA' IL VOSTRO


Care ragazze, cari ragazzi,il Partito Democratico fin dalla sua nascita ha voluto coinvolgere i giovani ad ogni livello। Al momento di definire le regole di svolgimento delle primarie abbiamo deciso di coinvolgere anche i minorenni. Per la prima volta nella storia della politica italiana si è potuto votare a 16 anni e ancora più importante, ci si è potuti candidare.Durante le primarie ho chiesto ai candidati impegnati nelle liste al mio fianco di distribuire davanti alle scuole una mia lettera. Per invitare i ragazzi ad andare a votare. È stato un momento importante e bello. Un lunedì mattina in cui in tutta Italia siamo andati incontro ai più giovani, confrontandoci, accogliendo anche lo scetticismo di chi fra loro pensava a una chiamata strumentale. Non è così. I giovani sono un patrimonio, una delle risorse più importanti per l’Italia, per questo credo che anche alle amministrative si possa votare a 16 anni. Nella vostra lettera parlate d’interesse generale. Secondo un sondaggio condotto dal New York Times con la CBS e MTV, il 54% dei votanti tra i 17 e i 29 anni negli Stati Uniti voterebbe per i Democratici. Le domande condotte hanno riguardato i diritti civili, il sistema sanitario, i nuovi immigrati, i temi etici.Sono questi i temi del Pd. Nel Partito democratico svilupperemo assieme le culture della legalità, dell'ambiente, coltiveremo un sistema di valori che include la solidarietà e il rispetto degli altri. Incontro di continuo centinaia di ragazze e ragazzi, e non condivido la rappresentazione che se ne da. Pochi episodi, a volte gravi, sono usati per mettere un marchio sulle giovani generazioni senza considerare le migliaia di ragazze e ragazzi che studiano, lavorano, hanno valori profondi, fanno volontariato e si impegnano nelle attività culturali. In questo caso vale il principio per cui fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Invece bisogna fare attenzione alla foresta che cresce. Per fortuna, diversamente da come la pensano gli adulti, sono vive in voi le parole di Bob Dylan: “Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”.Penso ai vostri coetanei di Addio Pizzo: hanno scelto di fare acquisti solo presso i negozianti palermitani che rifiutano di versare denaro alla mafia. Quei ragazzi stanno restituendo a degli imprenditori la loro libertà, quella di agire lealmente sul mercato. Il Partito Democratico ha bisogno dei vostri sogni, delle vostre speranze, della vostra voglia di futuro. Deve avvicinarsi a quelli che oggi hanno sfiducia nella politica. Dobbiamo dirgli assieme di “essere loro la politica”, come hanno fatto i loro coetanei candidatisi ed eletti alla nostra Assemblea Costituente.Per questo spero che in primavera si possano tenere le primarie dei giovani, aperte agli italiani nuovi e ai nuovi italiani, quegli immigrati di seconda generazione a cui si devono riconoscere diritti certi. È necessario che i giovani possano da subito sperimentare il confronto, e il meccanismo delle primarie mi sembra quello ideale. Non per descrivervi, come fanno spesso gli istituti di ricerca, né per dare di voi la rappresentazione che vogliamo, la copia in sedicesimo di altre strutture, replicandone pregi e difetti. Vorrei definissimo assieme le regole per partecipare, poi le primarie di primavera faranno venire alla luce la ricchezza nella diversità, la capacità di portare in politica, prendendole a prestito dalla vita di tutti i giorni, le vostre esperienze di comunità: a scuola, in rete, nelle università, nelle associazioni, sui luoghi di lavoro, per poi vedervi partecipare alla vita del Pd in base alle vostre capacità e conoscenze e non per una compensazione anagrafica. Penso alle migliaia di professionisti in maggioranza “under 30” che lavorano nelle aziende italiane confrontandosi quotidianamente con la flessibilità, alle decine di factory che portano avanti progetti culturali creati e seguiti da giovani di talento, ai ricercatori universitari che sanno benissimo come il sapere dovrebbe stare a cuore ad ogni parte politica, ai tanti giovani che hanno smesso di studiare e lavorano duramente senza interessarsi di politica perché pensano che non discuteremo mai di quello di cui parlano la sera a tavola: le tasse, come arrivare a fine mese, i problemi dell’assistenza sociale.Non so ancora come sarà questo movimento. Lo decideremo assieme.Di sicuro dovrà partire dalla Sinistra Giovanile e dai giovani della Margherita. Di sicuro dovrà coinvolgere i ragazzi che rappresentano una risorsa per il Paese e che hanno voglia di affacciarsi per la prima volta alla politica. Persone che sono nate senza conoscere i grandi partiti da cui proveniamo.Per questo immagino una costellazione di strumenti, più cose diverse, per parlare a più ragazzi possibile. Per questo immagino un movimento nuovo, aperto, una rete fatta di nodi interscambiabili, in grado di sollecitare e valorizzare anche in politica le energie che vi contraddistinguono. Una rete che si rivolgerà ai giovani in tanti modi: dall’agorà di internet e dagli incontri sul territorio, fino a una webradio, cortometraggi, mobilitazioni via sms. Le primarie di primavera arricchiranno il Partito Democratico dei giovani italiani, e delle loro idee rendendolo ancora di più una forza innovativa e contemporanea.Per questo il futuro sarà soprattutto il vostro. La scommessa è fare, insieme, un paese diverso, un’Italia nuova

venerdì 23 novembre 2007

AL PD SERVE UNA NUOVA GRANDE ORGANIZZAZIONE GIOVANILE

La stagione politica che si è aperta con la nascita del Pd rappresenta una straordinaria opportunità per le giovani generazioni। Si tratta, innanzitutto, di ridare senso e funzione alla politica, di ridefinirne un profilo tale da renderla il principale strumento per la costruzione di una realtà migliore.Le sfide che l’Italia ha davanti a sé sono alte e complesse. Trovare il proprio posto nel “nuovo mondo”, quello globalizzato, rafforzare il processo di integrazione comunitaria, ricostruire coesione tra i tanti pezzi che compongono il “mosaico sociale” della nazione: nord e sud, giovani e non, lavoratori precari e stabili, cittadini ed extracomunitari. Solo così sarà possibile ridare fiducia a ragazzi condannati dagli assetti sociali dell’Italia a competere nella parte bassa e dequalificata del mercato del lavoro, presi da una certa sfiducia - dato più antropologico che politico - nelle proprie possibilità, in un Paese che cresce poco e redistribuisce sempre in direzione degli interessi organizzati.La “nuova politica” dovrà essere in grado di costruire un rinnovato senso dell’essere italiani, una nuova missione collettiva rispetto al futuro dell’Italia.Il Pd, serve prima di tutto a questo. Nella sua azione politica e di governo, dovrà misurare costantemente la sua sintonia con la nostra generazione. Dovrà saper intaccare e disarticolare le corporazioni della società italiana, mettere realmente al centro i saperi, la scuola e l’università, concepiti come gli asset fondamentali della società di oggi e del futuro, saper promuovere merito, talenti ed innovazione, liberando il lavoro dalle degenerazioni della precarietà e offrendo al Paese una prospettiva di equità e sviluppo.Le prime scelte del nuovo partito vanno nella direzione giusta. Le elezioni primarie e la composizione delle assemblee costituenti segnalano una carica di innovazione significativa. La parità dei generi e la presenza degli “under 30” sono un elemento di indiscutibile avanzamento sul terreno dell’innovazione della politica. Su queste basi riteniamo fondamentale dar vita ad un nuovo grande soggetto politico generazionale.Ci ha fatto riflettere vedere tanti giovani votare e candidarsi. Quando parliamo di giovani parliamo essenzialmente di studenti, ricercatori, lavoratori e disoccupati, che hanno deciso di fare un pezzo della loro strada insieme a noi, nel Pd. Questi ragazzi hanno partecipato perché, per una volta, hanno avuto l’occasione di essere protagonisti. Tale protagonismo non crediamo vada disperso, ma valorizzato.Siamo ragazzi di questo paese che con fatica e piacere, quotidianamente lavorano per un paese migliore con migliaia di coetanei. Vogliamo dare vita ad un progetto politico e generazionale, che interpreti le esigenze dei giovani italiani, strutturato, fortemente territoriale, plurale nelle forme e nei linguaggi. Non ci interessano operazioni di facciata, ma la creazione di nuovi spazi con tutti i ragazzi disposti a farlo, da Enna a Bolzano, da Bari a Genova. Non ci vogliamo ghettizzare, ma offrire a questo nuovo grande partito l’opportunità di “dare priorità al futuro”. Lo ha scritto bene su “Europa”, pochi giorni fa, Piero Giacon, giovane costituente del Pd.La Sinistra Giovanile ed i Giovani della Margherita, le due organizzazioni giovanili di Ds e Dl, sono stati strumenti importanti di rapporto con le giovani generazioni. Esse hanno promosso la partecipazione studentesca nelle scuole e nelle università, nei luoghi dell’aggregazione, nei territori, sensibilizzando una generazione su grandi temi come la pace, il lavoro, l’ambiente, i diritti e misurandosi con le grandi e piccole battaglie del quotidiano.Oggi va reinterpretato il ruolo di queste organizzazioni. Lo vogliamo fare in forme nuove, facendo all’associazionismo e dei movimenti, così come delle tante realtà che guardano con interesse alla costruzione del Pd elementi costitutivi, linfa vitale, per il nostro nuovo percorso.Lo vogliamo fare mettendo al centro quelli che il 14 ottobre hanno votato alle primarie, e quelli che ad ogni livello, con determinazione e coraggio, sono stati eletti. Siamo convinti che questo sia il modo migliore per fare vivere il Pd tra le giovani generazioni, offrendo loro una casa, un luogo in cui partecipare in maniera attiva alla vita del loro Paese. Pensiamo ad un’organizzazione che incontrerà i giovani italiani nei luoghi dove essi vivono quotidianamente. Nelle scuole, nelle università, sul lavoro, come pure nei luoghi della socializzazione e del divertimento. Per questo crediamo che sia indispensabile, a partire dai prossimi giorni, iniziare il percorso per dare vita al nuovo soggetto generazionale, partendo dagli eletti nelle varie assemblee costituenti ma sapendo che gli eletti non sono sufficienti. Per questo ci rivolgiamo alla Sinistra Giovanile, ai Giovani della Margherita, a tutte le reti associative giovanili che in queste settimane hanno lavorato alle elezioni primarie ed a tutte le ragazze e i ragazzi che il 14 ottobre hanno votato.Ci rivolgiamo a tutti i ragazzi di questo paese ed al segretario Walter Veltroni, perché ascolti la nostra richiesta di attenzione verso la nuova politica, che non può che passare per le giovani generazioni: crediamo che sia indispensabile, a partire dai prossimi giorni, costruire un comitato promotore nazionale e relativi comitati regionali. Chiediamo che siano protagonisti di questo la Sinistra Giovanile ed i Giovani della Margherita che, a partire dagli eletti nelle assemblee costituenti, costruiscano una rete per dare vita al nuovo soggetto generazionale.Per parte nostra, la Sinistra Giovanile metterà a disposizione tutte le proprie migliori risorse, la propria storia e la propria esperienza; nella convinzione che oggi più che mai le ragioni dell’impegno politico della nostra generazione abbiano senso e trovino un campo fertile e ampio in cui cimentarsi per la costruzione di una realtà migliore.

Fausto Raciti e Roberto Speranza

giovedì 22 novembre 2007

LA NOSTRA CARTA D'IDENTITA'

La 'P' verde e la 'D' bianca su uno sfondo rosso. Poi, sotto, la scritta 'Partito democratico' impreziosita da un ramoscello di ulivo. E' questo il nuovo simbolo del Pd, «la nostra carta di identità», presentato oggi presso lo Spazio Etoile in Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma.
«Un simbolo – ha esordito il segretario nazionale Walter Veltroni - racconta l'identità di un partito e di una comunità e io credo che questo simbolo ci rappresenti bene. E' un simbolo rivolto al futuro, di un partito che nasce per una Italia nuova ed assume su di se l'identità nazionale».Un’identità nazionale racchiusa nei tre colori che lo compongono, gli stessi che però vogliono ricordare anche le «tre grandi tradizioni che stanno nel Pd»: il verde dell'ambientalismo e del laicismo, il bianco dei cattolici democratici e il rosso della tradizione socialista e del mondo del lavoro».«La sintesi - ha aggiunto - molto moderna e forte». Insomma, si tratta di «un simbolo rivolto al futuro, un simbolo fresco, nuovo», realizzato, come ha sottolineato con enfasi Veltroni, da un ragazzo molisano di 25 anni, Nicola Storto.«E' stata la bandiera italiana il punto di partenza per la creazione del nuovo simbolo del Pd – ha spiegato lo stesso autore, anch’egli presente in sala - . Le indicazioni che ci avevano dato – ha aggiunto - erano tre concetti: la modernità, la velocità e la pulizia».«Io sono partito dalla bandiera italiana - ha raccontato Storto - per la sua leggerezza, la pulizia della forma, la semplicità del messaggio, e anche la sua modernità».«E poi sotto al nuovo simbolo - ha concluso Storto – ho inserito l'Ulivo, perchè rappresenta la storia del Pd, la sua radice».