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Ammonta a quasi 51 milioni di euro il finanziamento messo a disposizione da Regione Lombardia e dal Ministero per le Politiche giovanili e le Attività sportive attraverso un Accordo Quadro di Programma (Aqp) presentato ieri dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, dal ministro Giovanna Melandri e dall'assessore ai Giovani, Sport e Turismo, Pier Gianni Prosperini."Un Accordo di grande portata e sostenuto da un importante sostegno finanziario - lo ha definito Formigoni - che ha come scopo quello di rendere protagonisti i nostri giovani. Un Accordo che è stato reso possibile dall'ottima collaborazione tra la Regione e il Ministero, e che dimostra come sia possibile realizzare politiche innovative valorizzando al meglio la 'materia prima' più importante per il futuro del nostro Paese".L'Accordo intende infatti finanziare progetti con tre obiettivi fondamentali:- sviluppare la creatività e l'imprenditorialità dei giovani (in particolare promuovendo forme e luoghi di partecipazione positiva attraverso la realizzazione di spazi e progetti destinati all'espressione della creatività, lo sviluppo di abilità e talenti dei giovani);- sviluppare l'autonomia e la responsabilità dei giovani attraverso l'aumento delle opportunità di transizione alla vita adulta (interventi di orientamento studio/lavoro, trasmissione del patrimonio socio-economico locale attraverso forme innovative di trasmissione delle eccellenze che connotano il territorio regionale, interventi di counselling e sostegno al giovane e alla famiglia);- sviluppare le "competenze alla vita" apprese in ambiti complementari ai sistemi educativi e formativi tradizionali."E' questo il caso della promozione della pratica sportiva e di tutti quei valori educativi connessi allo sport - come ha ricordato l'assessore Prosperini -. Con questo Accordo non facciamo politiche del disagio, ma politiche di iniziazione alla capacità dei giovani di dimostrare il loro valore".Soddisfazione è stata espressa anche dal ministro Melandri, che ha sottolineato come non si tratti di assistenzialismo né di paternalismo, "ma di vere politiche di rafforzamento delle capacità progettuali delle giovani generazioni".Il costo complessivo dell'Accordo, 50.940.000 euro, è sostenuto per metà dal Ministero e per metà dal sistema lombardo. Il Ministero stanzia 25.470.000 euro (Fondo Nazionale Politiche Giovanili Legge 248/2006 - D.M. 21 giugno 2007); Regione Lombardia mette a disposizione 10 milioni di risorse proprie, mentre gli altri 15.470.000 euro arriveranno dal cofinanziamento dei progetti da parte di altri enti pubblici o privati.UN PRIMO BANDO DA 8 MILIONI Una prima iniziativa di attuazione dei principi e delle finalità di questo accordo è la realizzazione degli interventi che verranno individuati attraverso un bando pubblico, già pubblicato in questi giorni, voluto dalla Regione per selezionare le proposte più innovative in questo campo. Proposte che dovranno valorizzare, promuovere e supportare il passaggio alla vita adulta dei giovani. Tutto ciò anche attraverso la messa in rete delle iniziative più meritevoli sviluppate in Lombardia e la sperimentazione di azioni innovative con la partecipazione dei giovani stessi.Le proposte, che devono riguardare interventi rivolti ai giovani di età compresa fra i 14 i 30 anni, devono essere presentate in partenariato da soggetti pubblici e privati senza scopo di lucro e con finalità di utilità sociale, culturale o sportiva che operano a favore dei giovani. La presentazione deve essere fatta attraverso un capofila che si fa garante dell'effettiva operatività del progetto. Possono aderire altri soggetti in qualità di sostenitori.La dotazione finanziaria a disposizione è di 8.065.000 euro. Ciascun progetto potrà essere cofinanziato al massimo per il 60% del suo costo totale, che dovrà essere compreso tra 500.000 euro e 2.000.000 di euro.Le domande dovranno essere redatte utilizzando esclusivamente la modulistica disponibile sul sito www.regione.lombardia.it e www.giovani.regione.lombardia.it ed inviate in busta chiusa a: Regione Lombardia. Direzione generale Giovani, Sport e Turismo. Unità Organizzativa Politiche Giovani. Via Rosellini, 17 20124 Miliano. Dovranno pervenire a partire dal 23 febbraio fino al prossimo 22 aprile (il decreto sarà pubblicato sul BURL n. 8 - 3° Supplemento Straordinario del 22 febbraio 2008).L'Accordo Regione-Ministero prevede inoltre la possibilità di definire altre iniziative ed interventi che potranno essere realizzati o con la regia regionale o attraverso gli strumenti della programmazione negoziata, purché siano in coerenza con gli obiettivi generali e specifici dell'Accordo stesso e con le rispettive priorità programmatiche dei sottoscrittori.
La politica deve cambiare. Da troppo tempo ormai non risponde più ai bisogni dei cittadini, non ne risolve più i problemi. Gli Italiani stessi devono cambiare, contaminando positivamente la vita pubblica, riappropriandosi degli spazi che si stanno aprendo tra le crepe sempre più larghe del sistema dei partiti, trasformando la sterile scorciatoia rappresentata dall’anti-politica in voglia di buona politica. Il Partito Democratico è nato per cambiare lo status quo, per offrire alla partecipazione spazi aperti e non crepe, per ridare alla democrazia quel significato alto e nobile, che merita, di condivisione delle scelte, di rispetto e ricerca continua del bene comune superiore all’interesse privato. Chiameremo i giovani di Saronno a costruire con noi le scelte politiche che li riguarderanno, perché li riteniamo risorse non problemi come sempre invece, nei fatti, vengono visti da una politica miope, che da decenni se ne occupa solo in un’ottica di prevenzione del disagio e di contenimento del malessere. Alle politiche positive, spesso limitate al puro intrattenimento o poco più, i comuni italiani dedicano in media lo 0,24% delle spese correnti. Temi deboli e risorse insignificanti è la spirale insopportabile che intendiamo spezzare.
Pietro Insinnamo, 35 anni, è il nuovo portavoce del PD di Saronno; Sara Drago (29) la neo-Presidente del Coordinamento cittadino.
Il nostro è un gesto che non ha precedenti nella politica italiana”. Walter Veltroni non usa mezze parole per sottolineare l’importanza della scelta del Partito democratico di correre da solo alle prossime elezioni politiche, in programma domenica 13 e lunedì 14 aprile. “Una scelta coraggiosa, una sfida difficile”. Sfida che il centrodestra sembra voler cogliere, ma alla quale, secondo il segretario del Pd, fornisce delle risposte inadeguate. Sfida che ha portato a quella che Dario Franceschini, vicesegretario del PD, ha definito “una separazione consensuale” con la sinistra radicale, ma che non ha creato frizioni con gli alleati di ieri.A Roma per la presentazione del nuovo portale del Partito democratico, il segretario mostra l’ottimismo di chi sa di potercela fare, e la tranquillità di chi sa di aver fatto la cosa giusta. “Si può fare”, non a caso, è lo slogan coniato per dare il via alla campagna elettorale. Una competizione che si annuncia intensa come non mai, da basarsi soprattutto sui contenuti. E’ per questo che Veltroni ribadisce di voler intraprendere un viaggio che lo porterà a toccare tutte e 110 le province italiane. Prima tappa Pescara, la mattina del prossimo 17 febbraio, il giorno dopo l’Assemblea Costituente convocata per ufficializzare il programma di governo da promuovere durante la campagna elettorale. Il viaggio avrà come prologo l’appuntamento fissato per domenica a Spello, in Umbria, nel cuore del Paese. Qui il segretario del Pd pronuncerà il “Discorso per l’Italia”. Un discorso volto a trasmettere a tutti i cittadini l’ottimismo del “si può fare”, la speranza in un futuro politico migliore, la fiducia in una vittoria del nuovo, che sovverta i pronostici delle prossime elezioni. “Sarà come Davide contro Golia – dice Veltroni – come giocare diciotto contro uno. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tanti italiani che si mettono in movimento, che vogliono scommettere su un nuovo tipo di politica, fatta in modo diverso”. E’ proprio questo fattore di novità che sta contraddistinguendo l’attuale momento politico. Questo è il tesoro sul quale il Partito democratico può contare. “Nulla è pregiudizialmente definito – spiega Veltroni – quello che accade oggi è il risultato dello scossone che sta caratterizzando la vita politica italiana - dato da un solo grande protagonista - Si sente intorno a questo nuovo partito un clima diverso. Dalla mia partecipazione a Matrix poche sere fa sono arrivate centinaia di lettere ed e-mail di persone che vogliono partecipare alla camapagna elettorale” sottolinea il sindaco di Roma. “Noi porteremo avanti la nostra idea di Italia. L’Italia della speranza e non della contrapposizione”. La nascita del Pd, a giudicare dai numeri, sembra aver cominciato a creare questi sentimenti tra i cittadini. In Lombardia hanno ritirato l’attestato di partecipazione alle primarie oltre 120mila persone, più del doppio di quelli che erano gli iscritti di Ds e Margherita, circa 55.000. “Avanti di questo passo – sottolinea Veltroni – entro pochi mesi potremo contare sull’apporto di almeno 1 milione e 200mila cittadini”.Cifre importanti, soprattutto considerando la parabola discendente che ha contraddistinto negli ultimi anni il rapporto tra politica e partecipazione. D’altronde, dice il segretario del Pd, “noi ci rivolgiamo sia agli elettori del centrodestra scontenti di un vecchio modo di fare politica, sia a chi, a sinistra, ha voglia di tornare ad impegnarsi”. Centrodestra e sinistra. Due capitoli ben diversi tra loro, ma che ben rappresentano le conseguenze politiche che hanno provocato la nascita del Pd e la scelta di presentarsi da solo davanti agli italiani. C'è da una parte “la reazione del centrodestra. Ma non basta un maquillage, tentare di riorganizzare solo le proprie sigle, testimonia – fa notare Veltroni – che la nostra è una sfida vincente, alla quale si fornisce una risposta insufficiente. Il problema è scegliere e avere il coraggio di pagare i prezzi di questa scelta, non mettere un ombrello sopra le differenze per non farle vedere”.Dall’altra parte invece, la sinistra radicale, con cui Veltroni si è incontrato la mattina dell'8 febbraio. Un incontro che il segretario commenta così: "si è manifestata la presa di coscienza comune che è interesse reciproco trovare una propria identità, come accade in tutto il resto d’Europa”.La sfida del Pd è quella di tradurre il proprio messaggio di novità e di speranza nella mobilitazione di tutti i cittadini. “Dobbiamo fare in modo – chiude il segretario del Pd – che ogni persona che ha partecipato alle primarie convinca altre cinque persone ad appoggiare il nostro progetto e a votare per noi alle prossime elezioni. Da soli nessuno di noi ce la può fare, insieme, invece, si può fare”.
La crisi di governo porta il paese a elezioni anticipate. Il Parlamento non è stato in grado di approvare una riforma elettorale in questi due anni, e sarà dunque probabilmente rinnovato con la legge Calderoli. In questi giorni molte sono le voci del mondo imprenditoriale, del sindacato, della società civile che si sono alzate per chiedere di non andare subito al voto con l'attuale legge, per non parlare poi della richiesta di referendum, sottoscritta da più di 800mila elettori.Ma ancora più alta dovrebbe alzarsi la voce di una parte importante della popolazione, quella più svantaggiata dall'attuale sistema elettorale e istituzionale: i giovani. I motivi sono vari.
Anche a Saronno si sono svolte domenica 27 gennaio le elezioni del Coordinamento Cittadino del Partito Democratico. Ancora una volta,così come era già avvenuto il 14 ottobre scorso, i cittadini di Saronno hanno dimostrato di comprendere l’importanza del nuovo appuntamento teso a dar concretezza sul piano locale alla nuova proposta politica, non facendo mancare la loro partecipazione. Testimoniano ciò l’alta affluenza al voto (330 elettori), la significativa presenza di giovani (circa il 10%), nonché le numerose auto-candidature, presentate anche domenica mattina, durante l’Assemblea di Circolo che ha aperto i lavori al seggio. Si è così formata una lista di 14 candidate e di 23 candidati, tra i quali sono stati eletti 10 donne e 11 uomini, e precisamente: Aceti Luciano, Airoldi Augusto, Basilico Bambina, Calderazzo Giuseppe, Cataneo Lazzaro, Cattaneo Giovanni, Cattaneo Mattia, Censi Marinella, Cortesi Christian, Drago Sara, Frigerio Emilia, Giusto Stefano, Insinnamo Pietro, Magnoni Marinella, Paleardi Alberto, Papa Alessandro, Puliafito Antonina, Rizzo Elisabetta, Romano Rita, Stamerra Oriella, Valioni Valeria.
ROMA — Sindaco Veltroni, comincia una settimana decisiva per la legge elettorale, e cruciale per la politica economica del governo e la costruzione del Pd. «E io mai come oggi avverto il bisogno che la politica si immerga nella vita reale dei cittadini. Ho la sensazione devastante di una separazione netta tra la vita delle persone, tra ciò che le angoscia, le spaventa, ne determina l'umore, e ciò di cui parla la politica. La politica pare un acquario, in cui alcuni pesci nuotano, altri si sbranano, ma tutti sono separati sia dalla sofferenza sia dal talento di chi sta fuori. Sarà per il lavoro che faccio, sarà perché parlo con le persone e non guardo la società dai numeri dei sondaggi, fatto sta che ne sono sempre più convinto: la politica è la risposta ai bisogni dei cittadino, è l'elaborazione di un sistema di valori, di una visione del mondo che argini lo spirito del tempo, il nuovo egoismo sociale che si diffonde come un virus. L'idea per cui ognuno è una monade, un piccolo mondo isolato dagli altri. L'idea per cui, se Napoli ha bisogno di un sostegno nell'emergenza, le stesse amministrazioni di centrodestra del Nord che in passato chiesero e ottennero aiuto voltano le spalle. Io preferisco lo spirito dei ragazzi che nel '66 si precipitarono a Firenze. Preferisco l'Italia che nelle grandi tragedie nazionali si mostra solidale».
Facciamo un passo indietro per compiere un notevole balzo in avanti. Già nel V Secolo a.C. si parlava di Democrazia. Nell'età di Pericle i principi democratici sono facilmente riconducibili ad alcune idee essenziali: libertà individuale assoluta, uguaglianza come condizione della libertà di fronte alle leggi (isonomìa) e nella libertà di parola (isegorìa). Lo Stato conosce solo individui che si equivalgono, dove tutti hanno gli stessi diritti e si pone al servizio dei cittadini: di conseguenza deve salvaguardare i diritti e gli interessi di ogni categoria senza disconoscerli o opprimerli. La Democrazia ateniese mira all'utile non dei pochi ma dei molti, però questo può avvenire solo se alla base sta come primo principio l'uguaglianza. Nella vita pubblica non devono esserci distinzioni sociali, benché la competenza e l'ingegno aprano la via degli onori e di conseguenza ad una diversificazione fra gli individui. Un'uguaglianza così intesa lascia aperto il campo al valore personale, non nocendo assolutamente alla libertà di ciascuno che riveste il proprio ruolo nel rispetto dell'altro. Ma la libertà degli individui trova il proprio limite nei diritti dello Stato, negli obblighi della disciplina civica. L'ordine pubblico esige la subordinazione al potere, l'obbedienza alle leggi, soprattutto a quelle che proteggono i deboli ma anche alle leggi non scritte che emanano dalla coscienza universale. Ad Atene tutti si occupavano di politica. Riuniti in assemblee, i cittadini sapevano giudicare rettamente il da farsi perché ritenevano che la discussione favorisse il progresso della società. La libertà politica, in conclusione, è conseguenza della libertà di cui godono nella vita privata tutti i cittadini. Avvezzi a vivere liberamente, essi intervengono, senza difficoltà, quando lo vogliono, nella discussione che illumina le decisioni comuni. Così intendeva Euripide quando, nelle "Supplici", faceva dire a Teseo, l'eroe della Democrazia: la libertà sta tutta in queste parole: "chi ha qualche utile consiglio e voglia offrirlo alla città, parli." Ciascuno può, a volontà, farsi notare con un buon consiglio o starsene zitto. Per i cittadini esiste forse uguaglianza più bella? In breve, per tutti i suoi principi, la Democrazia ateniese del V Secolo a.C. tende ad attuare un armonico equilibrio tra la potenza legale dello Stato e il diritto naturale dell'individuo. Torniamo ora ai giorni nostri e poniamoci una domanda ben precisa. Che cosa vogliamo fare della nostra libertà? Non abbiamo forse il desiderio di essere noi stessi il cardine su cui ruotano tutte le decisioni politiche? Non stiamo dicendo niente che non sia già stato detto o pensato millenni fa. E allora qual è la risposta alle nostre esigenze se non una democrazia partecipativa? Dobbiamo chiederci quanto siamo disposti ad impegnarci affinché le cose cambino. Non possiamo a questo punto più delegare ma dobbiamo partecipare. Esistono svariate forme: i partiti, i gruppi di pressione, le associazioni. Dobbiamo imparare a cambiare il sistema politico dall' interno. Penso che una democrazia, per non sfociare nell' anarchia, debba avere una linea guida e credo che la vera libertà stia nel rispetto dell' altro e della legalità. Per ottenere questo risultato dobbiamo lavorare instancabilmente per ricollocarci in prima persona nel processo decisionale, determinando assetti e decisioni, legittimando le persone di nostra fiducia al Governo. Con il Partito Democratico siamo a buon punto, ma non ancora all'obiettivo. Ci siamo noi, i giovani, gli adulti di domani, i destinatari della politica di oggi che influenza così tanto il nostro avvenire. E sappiamo che abbiamo un ruolo a nostra volta importantissimo per quando diverremo padri a nostra volta. Ed ecco allora la volontà di dare un segnale forte, un contributo personale da ciascuno di noi verso i tanti problemi che affollano i nostri pensieri e alimentano i nostri dubbi: lavoro, ambiente, rispetto reciproco, famiglia, diritti. Tutto questo utilizzando ogni metodo disponibile. Al periodo di Pericle si riunivano nell'agorà, al giorno d'oggi abbiamo internet, i cellulari, le associazioni, i raduni ai concerti. Tutte occasioni di interazione che permettono, favoriscono e ampliano a dismisura la circolazione di idee. Un altro mondo è possibile, ma spetta a noi costruirlo? partendo dal basso.
Fa un bell’effetto ritrovare nelle parole di Tony Blair che ho letto nell'intervista a La Stampa di domenica i toni e i contenuti di lunghe conversazioni avute con lui, ormai dieci anni fa, a Downing Street. Mi colpisce la schiettezza e la linearità di ragionamenti che non hanno perso attualità e freschezza, penso soprattutto alle sue frasi che guardano a cosa deve essere la sinistra del nuovo millennio, anche se non voglio sfuggire alle parti dell'intervista che - con qualche forzatura - hanno portato ai titoli tutti virati sui rapporti tra Partito democratico e sinistra radicale. Ma ci arriverò in seguito. Vorrei partire da una constatazione preliminare. L'ex primo ministro britannico ha parlato a una iniziativa promossa dalla Confindustria a Venezia. Significa che una delle più grandi organizzazioni di interessi rifugge dall'antipolitica e al contrario si misura con una delle più lunghe e innovative esperienze politiche d’Europa. La scelta di Blair indica un interesse forte per una politica capace di produrre decisioni. E allora entriamo nel merito di quanto ha detto l'ex premier laburista. I temi forti sono sostanzialmente tre e vanno letti insieme. Il primo si può sintetizzare in una frase: «I partiti progressisti vincono solo quando controllano le chiavi del futuro». Ecco, credo che l'esperienza che sta impegnando il Pd nasca proprio da questa considerazione: che i vecchi schemi non reggono più, che gli strumenti di un tempo non sono più adeguati. È da questa consapevolezza che siamo partiti, raccogliendo l'esperienza di novità dell'Ulivo ma volendo andare più avanti. Credo che l'affermazione di Blair, vera in tutta Europa, sia ancora più vera in Italia, dove il sistema politico ha accumulato più ritardi ed è sembrato a lungo non trovare risposte. Mi è capitato di dire in un altro Paese europeo in cui la sinistra è in cerca di nuove idee, la Francia, che dobbiamo tutti «uscire dal recinto delle nostre sicurezze e delle convinzioni consolidate, trattenendo ciò che di buono e di attuale in esse c'è, e cercare, con apertura e con coraggio, ciò che di altrettanto valido c'è nelle idee degli altri, così come ciò che di fruttuoso ci può essere in tanti terreni ancora inesplorati».Blair parla di innovazione e ricerca, di opportunità. È il linguaggio della sinistra moderna, perché io credo che non cambiano, non possono cambiare, i nostri compiti fondamentali: crescita economica unita alla coesione sociale, meno disuguaglianze e più opportunità, possibilità per ciascuno di mettere alla prova le proprie capacità indipendentemente dalle condizioni di partenza. La sinistra, ma io parlerei nel nostro Paese di centrosinistra, deve non rinunciare ai propri compiti e aggiornare le risposte all'altezza delle nuove sfide, la prima delle quali oggi è, sul terreno sociale, quella della precarietà: a questa domanda che viene soprattutto dai giovani dobbiamo saper rispondere rimettendo in moto l'economia (e i primi segnali si possono già vedere nell'azione del governo Prodi), perché se l'economia va male non ci può essere giustizia sociale. L'ho detto e ripetuto: è la povertà, non la ricchezza, il nostro primo avversario.Il secondo tema affrontato da Tony Blair è quello della forma partito. Lui viene da un vecchia solida formazione che ha saputo trasformarsi. Noi in Italia abbiamo appena compiuto un passo fondamentale costruendo un partito che fin dal suo atto di nascita vuole essere nuovo e vuole cambiare la politica. Potrei sottoscrivere le parole di Blair quando parla di «un organismo il più possibile aperto alla società», in cui a forme tradizionali di militanza si accompagnino modalità diverse di associazione. Un partito che sia dove vive la gente e nei luoghi, reali e virtuali, dove vivono i saperi, le competenze, i valori.Credo sia proprio questo l'obiettivo, e credo che l'avvio del Pd abbia già dato su questo terreno segnali di discontinuità. Quello che mi preme sottolineare è la vocazione all'ascolto (che cosa sono le primarie se non un ascolto di massa al più alto livello?) e alla permeabilità del partito rispetto alla società. Un ascolto che deve saper produrre decisione.E qui arriviamo al terzo argomento, quello forse più spinoso. Blair, che viene da una secolare tradizione politica di bipartitismo e da un sistema elettorale super-selettivo, parla con preoccupazione dei condizionamenti delle piccole «componenti radicali» e indica nel centro «il terreno dove si conquista il consenso nel Paese». Due annotazioni: l'ex premier parla di «centro riformista» e con questa espressione designa il corpo sociale attorno al quale costruire politiche di riforme. Nelle sue parole non c'è, e non potrebbe esserci, alcuna allusione a quel concetto di centro tipico della politica italiana. Il Pd è la grande forza del campo del centrosinistra, della cultura che deve rappresentare il riformismo e la radicalità dell'innovazione economica, sociale e ambientale. Questo partito, che non pretende di racchiudere in sé tutte le risorse del cambiamento, può e deve oggi coltivare la sua vocazione maggioritaria. L'Italia deve uscire dal bipolarismo forzoso che ha portato a sminuire la forza innovativa dei programmi e che oggi costringe il Paese ad una navigazione difficile, esposto come è al condizionamento dei singoli che finiscono per pesare più di milioni di elettori. Ci vuole un bipolarismo nuovo, fondato sull’energia di un programma di profondo cambiamento e sull’affidabilità e omogeneità della forza, o delle forze, che lo sostengono.Una democrazia comprensibile, trasparente e che sa decidere. È questo il nostro modo di essere centro sinistra. E riprendere con Blair i discorsi avviati a Blackpool nel 1996, quando l'ho conosciuto per la prima volta mentre l'Ulivo era già al governo e il Labour si preparava a rompere il decennio thatcheriano, mi appare come una sfida stimolante ma anche come il segnale di quanti passi in avanti il Pd abbia già compiuto.
Il Partito Democratico è nato per cambiare il rapporto tra i cittadini italiani e la politica.
La 'P' verde e la 'D' bianca su uno sfondo rosso. Poi, sotto, la scritta 'Partito democratico' impreziosita da un ramoscello di ulivo. E' questo il nuovo simbolo del Pd, «la nostra carta di identità», presentato oggi presso lo Spazio Etoile in Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma.