giovedì 7 febbraio 2008

PARTITO DEMOCRATICO
Circolo di Saronno




A tutti i cittadini saronnesi che Domenica 27 Gennaio 2008 hanno contribuito con il loro voto alla nascita del PD nella nostra città rivolgiamo un caloroso GRAZIE per il sostegno e la fiducia dimostrata.

Il vostro appoggio è di vitale importanza per quanti si stanno impegnando per il successo di una forza politica nuova, il PARTITO DEMOCRATICO, che intende rifondare il rapporto tra cittadini e politica su basi di trasparenza, rappresentanza, etica, concretezza e apertura alle istanze di TUTTI.

Il valore dell' impegno politico deve tornare ad essere quello di un servizio reso alla collettività, e dalla collettività deve trarre idee, energie, uomini e donne capaci di rappresentare un cambiamento, di pensare all'interesse comune, di far crescere e migliorare le nostre comunità, il nostro paese.

Torneremo a chiedere con frequenza il vostro apporto, nel tentativo di ridare alla parola "Democrazia" quel significato alto e nobile che merita, convinti che la miglior risorsa di un movimento sia la più larga PARTECIPAZIONE possibile.

Riteniamo esaurita la devastante stagione politica delle strategie, dei contenitori di partiti e clientele che prevalgono sui contenuti e sui bisogni.

Apriamo insieme a Saronno la stagione delle PERSONE e dei CONTENUTI!


IL COORDINAMENTO DEL PD DI SARONNO

mercoledì 6 febbraio 2008

ANCORA AL VOTO CON LE QUOTE GRIGIE

La crisi di governo porta il paese a elezioni anticipate. Il Parlamento non è stato in grado di approvare una riforma elettorale in questi due anni, e sarà dunque probabilmente rinnovato con la legge Calderoli. In questi giorni molte sono le voci del mondo imprenditoriale, del sindacato, della società civile che si sono alzate per chiedere di non andare subito al voto con l'attuale legge, per non parlare poi della richiesta di referendum, sottoscritta da più di 800mila elettori.Ma ancora più alta dovrebbe alzarsi la voce di una parte importante della popolazione, quella più svantaggiata dall'attuale sistema elettorale e istituzionale: i giovani. I motivi sono vari.

VINCOLI COSTITUZIONALI
Se si torna al voto con le regole attuali rimangono in vigore le "quote grigie", ovvero i vincoli di 25 e 40 anni per poter essere eletti rispettivamente alla Camera e al Senato, e di 25 anni per poter votare al Senato. Da notare che i limiti di età sono ancora quelli fissati nel lontano 1948, inseriti espressamente nella Costituzione, agli articoli 56 e 58. L'unico vincolo relativamente meno rigido, che non richiede cioè una riforma costituzionale per essere ritoccato, è quello generico della "maggiore età" (articolo 48) per votare alla Camera dei deputati. Può essere interessante, nonché istruttivo, capire la genesi di queste soglie anagrafiche. Il limite di venticinque anni alla Camera fu imposto non senza polemiche: il dibattito fece emergere proprio l'iniquità di una norma che escludeva dalla possibilità di essere eletti tutti i cittadini tra i ventuno e i venticinque anni (la maggiore età fu abbassata a diciotto anni solo nel 1975). La posizione della commissione fu però quella di uniformarsi al criterio diffuso, perlomeno a quei tempi, di una differenza tra le età di elettorato attivo e passivo. Discorso analogo per il Senato, cui si aggiunse l'esigenza che questa camera fosse composta "di elementi che, anche per la loro età, [dessero] garanzia di serenità, di obiettività e soprattutto di maggior ponderatezza". Indicazione che appare drammaticamente ironica alla luce degli ultimi avvenimenti.

L'IMPORTANZA CRUCIALE DEL SENATO
Si tratta di vincoli, come ampiamente riconosciuto, che risultano oramai anacronistici, ma che soprattutto non trovano eguale in nessun altro paese occidentale. Limiti di età che sarebbero eccessivi con qualsiasi sistema elettorale e con qualsiasi condizione demografica, ma che sono ancor più insostenibili nel caso italiano. L'attuale legge elettorale rende infatti cruciale la configurazione che si crea al Senato, sulla quale non possono incidere in alcun modo gli under 25 e che non prevede la presenza di alcun under 40. Il "bicameralismo perfetto" pone poi di fatto ciascuna camera in posizione di esprimere un veto su ogni legge e su ogni riforma. Questo significa che il Senato (la "camera grigia") ha gli stessi poteri della Camera pur essendo evidentemente, e drammaticamente, meno rappresentativa della prima. Se quindi ci fosse, teoricamente, qualche legge auspicata dagli under 40 e invisa alle generazioni più anziane, avrebbe difficoltà a passare. Se, poi, è soprattutto il Senato a essere cruciale per la sopravvivenza dei governi, ne consegue che di fatto il voto dell'elettorato under 25 non vale nulla e il ruolo di condizionamento degli under 40 sulle scelte politiche è in pratica irrilevante. Non è tutto. Le "liste bloccate" penalizzano ulteriormente il ricambio generazionale. L'unica possibilità per un giovane che voglia farsi strada, entrando alla Camera, è quella di essere cooptato per decisione di chi detiene già il potere all'interno dei partiti.

LA PERDITA DI PESO DELLA CAMERA
Va considerato, poi, che agli under 25 non solo è preclusa la possibilità di essere eletti alla Camera e di votare per il Senato, ma il loro peso elettorale è andato drammaticamente diminuendo dalle elezioni del 1992 in avanti, come conseguenza delle dinamiche demografiche. Semplicemente l'aver lasciato inalterati i vincoli di età esistenti dal 1948, non solo non ha permesso di aumentare le prerogative delle generazioni più giovani, adeguandole a quelle dei coetanei degli altri paesi, ma le ha di fatto peggiorate, data l'accentuata diminuzione della loro consistenza demografica.Alle elezioni politiche del 1992 (le ultime della "Prima Repubblica") gli under 25 costituivano ancora il 14 per cento dell'elettorato. Da allora si è assistito a una continua contrazione fino agli attuali valori di poco superiori all'8 per cento. Il peso dei più giovani, già eccessivamente limitato dai vincoli dell'attuale sistema elettorale, si è ridotto di quasi il 40 per cento negli ultimi quindici anni. Grazie alle dinamiche demografiche e all'inerzia nel riadattare e rivedere le regole del gioco della partecipazione democratica, i giovani italiani sono tra quelli, nel mondo occidentale, con minor peso politico. Tutto ciò ha evidentemente ricadute penalizzanti, come ben documentabile nel confronto con gli altri paesi, sia in termini di politiche per i giovani che di presenza delle giovani generazioni nelle posizioni di prestigio e potere.

E SE I GIOVANI NON VOTASSERO (PER PROTESTA)?
Difficile pensare che prima delle prossime elezioni ci sia ancora la possibilità di una riforma costituzionale che consenta di rivedere le "quote grigie". Stando così le cose, vista l'inconsistenza del peso elettorale degli under 40 (e ancor più degli under 25), potrebbe trovare humus favorevole l'idea, da parte delle più giovani generazioni, di usare almeno il (non) voto come protesta. Ciò nella convinzione che un gesto simbolico eclatante possa valere più di un voto inconsistente come pressione per l'abbattimento definitivo delle "quote grigie" e la revisione delle regole del gioco della partecipazione democratica.




Giuseppe Calderazzo

sabato 2 febbraio 2008

UN APPELLO AL SENSO DI RESPONSABILITA' NAZIONALE PER AMORE DELL'ITALIA


Un ennesimo «appello al senso di responsabilità nazionale di tutte le forze politiche», affinché non si precipiti verso elezioni anticipate», visto il «momento delicato per la recessione internazionale». Il segretario del Pd Walter Veltroni, parlando all'assemblea provinciale del partito, a Velletri, torna a chiedere uno sforzo congiunto a tutte le forze politiche affinchè si raggiunga un accordo sulla riforma elettorale per il bene del Paese.«Il senso di responsabilità nazionale e l'amore per l'Italia – ha ricordato - è per il Pd un elemento di identità forte. A ruoli rovesciati non faremmo quello che sta facendo il centrodestra, perché questo amore per il Paese può spingere a non fare le scelte più convenienti per sé. Noi – ha assicurato - ci sentiamo in sintonia con la domanda del Paese che è stanco del passato».Una domanda, che in questi giorni è stata ribadita anche dai rappresentanti delle forze più vitali del nostro Paese. «La Confindustria, le forse sociali e il Vaticano stesso dicono che c'è la necessità – ha sottolineato Veltroni - di rifare la legge elettorale».Una domanda ribadita a gran voce anche dai semplici cittadini stanchi dell’incertezza politica che li affligge. «La parte migliore del Paese – ha sottolineato il segretario del Pd - guarda con rispetto alla posizione di responsabilità che abbiamo assunto in questa crisi di governo. I sondaggi ce lo dicono e stia attento il centrodestra perchè l'esito non è scontato. Nel '94 eravamo convinti di vincere noi e invece abbiamo perso, nel '96 è accaduto il contrario».«Noi – ha poi avvertito - dobbiamo metterci in testa che gli italiani sono cittadini maturi e si spostano a milioni ogni campagna elettorale. Non sono più ideologici e si chiedono: ‘qual è la soluzione migliore? Chi ci porta fuori da questi 15 anni di rissosita'?».
«E quindi – ha ribadito - , mi chiedo ancora, perchè non accettare un governo Marini che in tre mesi faccia la legge elettorale sulla quale eravamo arrivati a un passo dall'accordo, attui una redistribuzione per innalzare i salari ed infine adotti misure indirizzate a diminuire i costi della politica. Fatto tutto questo, poi, si può andare a votare a giugno. Mi sembra del tutto razionale».Una soluzione che apporterebbe benefici per tutto il Paese, ma che purtroppo non è così scontata. Nel suo intervento il segretario non sottovaluta, infatti, neanchè l’idea di dover andare alle urne e ribadisce anche su questa eventualità quale sarà la linea del suo partito. Nel caso si andasse al voto, infatti, il segretario del Pd, Walter Veltroni, ribadisce che il suo partito correrà da solo. Il Pd andrà con il proprio programma, ma certo «vedremo se qualcun altro sarà disposto a condividerlo».
E anche questo perché «la vera domanda, in caso di elezioni è 'cosa preferiscono gli italiani, ancora confusione, frammentazioni, veti?'. Noi siamo un partito che si propone agli italiani come elemento di novità e innovazione. Se saremo costretti alle elezioni ora, questo sarà il vero elemento di novità, mentre il resto apparirà irrimediabilmente datato».
«Non mi importa quanti partiti si alleeranno dall'altra parte, se 12 o 18. Io so che gli italiani vogliono un governo coeso capace di decidere, si sono stancati di coalizioni con tutto e il contrario di tutto».
Veltroni, però, offre al centrodestra un'ultima possibilità di ravvedersi rinnovando l'invito ad avere «lo stesso coraggio nostro. Fate altrettanto, pensate ad un confronto tra il principale partito della Casa delle Libertà e il principale partito del riformismo italiano. Noi - conclude - il coraggio l'abbiamo avuto. Io rinnovo l'appello e mi auguro che da parte del centrodestra ci sia una svolta radicale».

martedì 29 gennaio 2008

Eletto anche a Saronno il coordinamento del Partito Democratico

Anche a Saronno si sono svolte domenica 27 gennaio le elezioni del Coordinamento Cittadino del Partito Democratico. Ancora una volta,così come era già avvenuto il 14 ottobre scorso, i cittadini di Saronno hanno dimostrato di comprendere l’importanza del nuovo appuntamento teso a dar concretezza sul piano locale alla nuova proposta politica, non facendo mancare la loro partecipazione. Testimoniano ciò l’alta affluenza al voto (330 elettori), la significativa presenza di giovani (circa il 10%), nonché le numerose auto-candidature, presentate anche domenica mattina, durante l’Assemblea di Circolo che ha aperto i lavori al seggio. Si è così formata una lista di 14 candidate e di 23 candidati, tra i quali sono stati eletti 10 donne e 11 uomini, e precisamente: Aceti Luciano, Airoldi Augusto, Basilico Bambina, Calderazzo Giuseppe, Cataneo Lazzaro, Cattaneo Giovanni, Cattaneo Mattia, Censi Marinella, Cortesi Christian, Drago Sara, Frigerio Emilia, Giusto Stefano, Insinnamo Pietro, Magnoni Marinella, Paleardi Alberto, Papa Alessandro, Puliafito Antonina, Rizzo Elisabetta, Romano Rita, Stamerra Oriella, Valioni Valeria.
Fanno inoltre parte del coordinamento cittadino, come membri di diritto, i consiglieri comunali (Nicola Gilardoni, Rosanna Leotta, Luciano Porro, Angelo Tettamanzi, Giuseppe Uboldi).

Giuseppe Calderazzo